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Due ragazzi estranei allo stupro di Suzzara, ma non hanno denunciato nulla

Non sono intervenuti neanche quando hanno sentito la vittima ribellarsi e gridare. Tutti sono stati riconosciuti dalla sedicenne attirata nella trappola della festa

SUZZARA. È rimasto stupito, con un atteggiamento che sfiorava la strafottenza, il ventenne di Pegognaga testa d’ariete del branco che il 18 maggio scorso ha violentato la ragazzina di 16 anni in un appartamento di Suzzara. Davanti ai poliziotti che hanno passato al setaccio la sua abitazione e sequestrato cellulare e pc, non ha mostrato il minimo segno di timore e nemmeno di preoccupazione: nessuna consapevolezza della gravità della sua situazione. Lui e un altro amico ora sono in carcere, dove sono stati portati giovedì mattina, in attesa di essere interrogati dal Gip Beatrice Bergamasco, altri tre componenti del gruppo, accusati anch’essi di violenza sessuale aggravata sono sottoposti all’obbligo di dimora, mentre resta ancora da chiarire con precisione il ruolo di altri due ragazzi che erano presenti nell’appartamento dove è avvenuto lo stupro.

Dalla ricostruzione disegnata dagli investigatori della Squadra Mobile di Cremona e di Mantova, alla “festa” nell’appartamento di Suzzara, oltre alla ragazza e all’amico che gliel’ha portata, c’erano altri sei ragazzi, due dei quali non avrebbero partecipato allo stupro e si sarebbero chiamati fuori. Secondo quanto emerso, quando la ragazza è stata “convinta” ad appartarsi in una stanza dell’appartamento, i due si sono allontanati, dicendo che non volevano partecipare al “festino”, ma sarebbero restati comunque nella casa. Non avrebbero mosso un dito nemmeno sentendo la giovane che cercava di ribellarsi, ma sarebbero rimasti a bere per i fatti loro. Perché non hanno fermato gli altri? E perché non hanno denunciato l’episodio? Un atteggiamento sul quale occorrerà fare chiarezza e non è escluso che nei loro confronti possa scattare una denuncia per omissione di soccorso.Senza appello invece, alno stando a quanto emerso finora, la posizione degli altri ragazzi, tutti della zona, di Pegognaga, Suzzara e Gonzaga, che sono stati riconosciuti dalla 16enne. A mettere gli investigatori sulle loro tracce, oltre al racconto della ragazza, preciso nonostante il deficit psicologico per cui è seguita da una psicologa, la testimonianza di un amico, con cui la giovane si era confidata già prima di andare in ospedale accompagnata dalla madre. Il ragazzo conosceva il 20enne di Pegognaga che ha portato la ragazza da Cremona alla festa di Suzzara, e ha ricostruito il giro dei suoi amici. Con queste indicazioni è scattata la richiesta al giudice per intercettarli, e il quadro si è chiarito. Nell’abitazione di uno di loro, appunto, a Suzzara, sono stati trovati gli stessi oggetti d’arredamento descritti dalla 16enne: oggetti tutti sequestrati insieme ai cellulari e ai pc.Se venissero trovate anche delle riprese della violenza,la loro posizione si aggraverebbe ulteriormente.

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