Mantova: lunedì l’addio al dottor De Donno, funerali celebrati in Sant’Andrea

Il dipinto di sette madonnari sul sagrato del santuario di Grazie per ricordare De Donno

Domenica la camera ardente in sala consiliare a Curtatone. I familiari: grazie per l’affetto ma adesso ci serve silenzio

CURTATONE. Il giorno dell’addio, quando parole, polemiche, accuse, dubbi saranno spazzate via da preghiere e affetto, nel ricordo dell’uomo spezzato dalla disperazione più che del medico tanto osannato quanto denigrato. Lunedì Mantova potrà salutare Giuseppe De Donno, l’ex primario di pneumologia del Poma, padre della terapia anti Covid con il plasma iperimmune. I funerali si terranno alle dieci di mattina nella basilica di Sant’Andrea, luogo simbolo della città. Dopo la cerimonia funebre, officiata da don Cristian Grandelli, parroco di Montanara, Levata e Curtatone, la salma sarà tumulata nel cimitero di Montanara. Carlo Bottani, il suo sindaco e amico fraterno, ha voluto dedicargli un saluto profondo dal cuore di Curtatone, dove domattina alle nove sarà allestita la camera ardente nella sala consiliare del municipio. Qui si attende un fiume di persone a salutare il medico che martedì pomeriggio si è tolto la vita in casa.

Al dottor De Donno è arrivato anche il tributo dei madonnari, che da giovedì a ieri sera hanno lavorato a un ritratto di De Donno, incastonato in un cuore su cui figura un angelo. Come tela hanno usato come al solito l’asfalto del sagrato del santuario delle Grazie. Un tributo silenzioso che ha i colori tenui del cordoglio e del rispetto verso l’ex primario. L’iniziativa è scaturita da un’idea del madonnaro di San Benedetto Po, Antonio Cristalli, che ha ideato il bozzetto dell’opera e chiamato a raccolta gli amici di gessetto. All’invito hanno aderito gli artisti Isabella Mirandola, Vanna Lodi Pasini, Claudio Pirisi, Raffaella Mezzaluna, Paolo Tammasia e Angelo Barosi. Un ricordo spontaneo: la purezza e l’assolutezza dell’arte contro le migliaia di parole spese da mezzo mondo. Tanto dolore, sconcerto, ma anche tante, troppe polemiche: accuse contro chi avrebbe dileggiato il padre della terapia con il plasma fino a farlo cadere in un profondo stato di depressione.

In casa, i carabinieri di Mantova non hanno trovato una lettera d’addio, alcun biglietto che possa spiegare il tragico gesto. Le indagini stanno cercando di far luce sulla vicenda ed escludere ipotetiche responsabilità di terzi. La procura di Mantova ha deciso di aprire formalmente un'inchiesta: sono stati sentiti i familiari e sequestrati i cellulari e il computer del medico. Ieri al Poma è stata eseguita l’autopsia, i cui risultati ufficiali saranno resi noti tra novanta giorni. Non sarebbero comunque emerse sorprese, tanto che il magistrato ha dato subito l’ok per la sepoltura.

Ieri in serata è apparsa su Facebook una lettera di una cugina del dottor De Donno, a nome di «tutti i suoi cari». La pubblichiamo integralmente.

«Giuseppe De Donno era un medico che amava la sua professione fino in fondo e che non ha mai rinnegato la scienza. Un medico stimato e apprezzato per aver dato tutto se stesso per il bene della comunità. Ma Giuseppe non era solo medico, prima di tutto era uomo, figlio, padre, marito, fratello, zio, nipote, cugino e amico, con anche una vita privata lontana dai riflettori, che nell’ultimo periodo hanno preso il sopravvento. Era una persona gentile, con una parola di conforto al momento giusto in ogni occasione per ognuno di noi, che amava la sua famiglia in maniera incondizionata, ed era amato… altroché se era amato! Chi lo conosce realmente sa che nulla di ciò che in questi tristi giorni stiamo leggendo su web, social, quotidiani e striscioni appesi per la città lo rappresentano. In questo drammatico momento il silenzio sarebbe la forma più grande di rispetto e di amore per lui e tutti i suoi cari».

«Vi ringraziamo per tutto l’amore che viene dimostrato, ma ci sono situazioni private che non possono e non devono essere strumentalizzate». 

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