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Tabacci, un’altra polemica: l’uomo del suo staff all’Asi

Dopo il figlio assunto in Leonardo adesso anche uno dei suoi più stretti collaboratori sta per ricevere un importante incarico nell’Agenzia spaziale italiana

MANTOVA. Dopo il figlio Simone assunto in Leonardo, adesso anche uno dei suoi più stretti collaboratori, Carlo Romano, sta per ricevere un importante incarico in Asi, l’Agenzia spaziale italiana. E per Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del consiglio, arriva un’altra stilettata dall’inchiesta condotta dal quotidiano Domani.

Secondo il giornale Tabacci avrebbe chiesto e ottenuto che l’Agenzia spaziale italiana – ente che dipende anche dal dipartimento per la programmazione economica dopo la scelta di Draghi di spogliarsi delle deleghe spaziali – assegnasse un progetto di ricerca retribuito al capo della sua segreteria tecnica, il giornalista-avvocato mantovano Carlo Romano. Se, osserva Domani, l’incarico al figlio aveva indispettito il premier Draghi che nulla sapeva della cosa, anche quello al suo collaboratore non gli dovrebbe far tanto piacere.

Dal 2004 portavoce di Tabacci e da tempo tesoriere del partito centrista Centro democratico, Romano è adesso a palazzo Chigi a capo dello staff di Tabacci. All’Asi, secondo gli intendimenti, dovrà occuparsi di un compito assai delicato: il monitoraggio della spesa dei soldi che arriveranno, grazie al Recovery fund, all’agenzia spaziale: circa 2,3 miliardi di euro. Quando si è sparsa la notizia, a Romano è stato subito rimproverato di non aver alcuna esperienza in campo aerospaziale e nemmeno in quello del monitoraggio economico.

«Tabacci – spiega Romano – ha ritenuto di collocare in Asi, azienda totalmente pubblica, il suo capo della segreteria tecnica per garantire il miglior utilizzo delle risorse. Tra l’altro da quando è nato il governo, mi sono occupato del piano nazionale di ripresa e resilienza partecipando alla sua realizzazione con le strutture dell’Asi, mantenendo i rapporti con il ministero delle Finanze, la Ragioneria generale dello Stato, Comint, eccetera». Romano, inoltre, garantisce che il suo passaggio (se mai avverrà), dalla presidenza del consiglio all’Asi sarà «nient’altro che un passaggio da un’articolazione dello Stato a un’altra, senza sostanziale aggravio di costi per la pubblica amministrazione (dagli attuali 75mila euro a 80mila lordi). In pratica, uscirei da un ufficio pubblico per entrare in un altro». Non solo. Lascerebbe preventivamente il suo incarico a palazzo Chigi e quello politico di tesoriere del Centro democratico per evitare conflitti di interesse. E promette: «Nel caso accettassi la proposta di Asi, al fine di assicurare una corretta gestione dei fondi del Pnrr, mi avvarrei come prima persona del mio staff di un magistrato della Corte dei Conti che verifichi e assicuri la correttezza e la piena trasparenza dei bandi di gara, delle aggiudicazioni e dei contratti relativi al Pnrr».

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