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Tesa una trappola alla 16enne per lo stupro di gruppo a Suzzara

La ragazza, con problemi psicologici, è stata attirata con l’inganno in un’abitazione privata da un amico di Pegognaga

MANTOVA. L’agguato del branco era già pronto: l’invito a una festa, una novità per la ragazzina, da sempre isolata per il suo deficit psicologico. Un “amico”, di Pegognaga, l’ha accompagnata da Cremona a Suzzara, dove le sono saltati addosso in cinque e l’hanno violentata. È stata lei a raccontare tutto, ai medici del pronto soccorso dell’ospedale cremonese dove due settimane dopo lo stupro, si è fatta accompagnare dalla madre perché aveva dei forti dolori al ventre e temeva di essere incinta. Dopo un mese di indagini serrate con perquisizioni e intercettazioni telefoniche, i poliziotti della Squadra Mobile di Cremona e Mantova, li hanno tutti identificati. Sono di Suzzara, di Gonzaga e di Pegognaga, e hanno dai 20 ai 23 anni.

Giovedì mattina è stata data esecuzione alle misure cautelari richieste dalla Procura della Repubblica di Mantova ed emesse dal Gip nei confronti dei 5 ragazzi indagati per violenza sessuale di gruppo aggravata. Due, nullafacenti, sono stati arrestati e portati in carcere, mentre agli altri tre è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di dimora con divieto di allontanarsi dal proprio domicilio dalle 20 per il ruolo di minore coinvolgimento.

È l’inizio di giugno, quando la ragazzina , seguita dal centro sociale giovanile con una psicologa, va al pronto soccorso con la madre. È dolorante e spaventata, terrorizzata all’idea di poter essere incinta, cosa rivelatasi non vera. I medici avvertono la polizia. Gli accertamenti della Squadra Mobile cremonese, diretta da Marco Masia, scattano immediatamente. La 16enne viene sentita in audizione protetta con l’assistenza della psicologa che già la segue: racconta della festa a cui, 15 giorni prima, è stata portata dall’amico di Pegognaga, dove c’erano molti ragazzi, almeno sette. Nell’appartamento di Suzzara, di cui la giovane ricorda molti particolari, l’arredamento e diversi oggetti, scatta la trappola, non si sa fino a che punto premeditata. Due di loro si chiamano fuori, e cercano di fermare gli altri. Nulla da fare. La ragazzina non ricorda se l’hanno fatta ubriacare: ed è impossibile stabilirlo, a distanza di due settimane. A confermare il suo racconto, agghiacciante, c’è la testimonianza di un amico, questo vero, con cui la ragazza si era confidata. Ai poliziotti dice di conoscere qualcuno del gruppo della festa, e così li mette sulla strada giusta. L’ok alle intercettazioni telefoniche è immediato e il quadro si delinea, fino a far scattare, il 2 luglio, le perquisizioni negli appartamenti dei ragazzi. In uno di questi, a Suzzara, ci sono gli oggetti d’arredo a cui la 16enne ha fatto riferimento durante l’audizione protetta: è qui che il branco l’ha violentata la sera del 18 maggio. I poliziotti sequestrano tutto, portando via pure i cellulari dei ragazzi e i pc, che il consulente della Procura di Mantova sta analizzando. Non si può escludere che qualcuno di loro abbia ripreso i momenti della violenza. Una circostanza che potrebbe aggravare ulteriormente le loro posizioni già molto critiche: rischiano dagli 8 ai 14 anni di carcere. «Questa vicenda, al di là dell’estrema gravità, ci dice ancora una volta quanto sia importante che le donne denuncino. Questa ragazzina ha avuto il coraggio di farlo» è il commento del questore di Mantova Paolo Sartori.

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