Cresce la dispersione scolastica nel Mantovano, scongiurare la Dad: la Cgil indica la strada

L’intervento di Soffiati, Andreozzi, Garaboldi: «Esclusi dai tavoli, le istituzioni ci ascoltino»

MANTOVA. La «priorità assoluta» è il ritorno alle attività scolastiche in presenza, ma perché questo accada sono necessari «una nuova disponibilità di spazi in cui concretamente fare didattica, un rafforzamento e una diversa organizzazione del sistema dei trasporti, la dotazione di strumenti di protezione e risorse adeguate a disposizione delle scuole». Questi i punti saldi del documento della Cgil di Mantova per la ripresa delle scuole firmato dal segretario generale della Camera del lavoro, Daniele Soffiati, da quello del comparto scuola Pasquale Andreozzi (Flc Cgil) e da Enzo Garaboldi alla guida sindacato trasporti Filt Cgil. Un documento rivolto «agli attori istituzionali mantovani» a cui «compete l’obbligo di assicurare spazi adeguati, aule, laboratori, palestre e l’efficace funzionamento dei mezzi di trasporto».

Fanno presente i sindacalisti che «nel recente tavolo di dimensionamento scolastico abbiamo ricevuto dall’amministrazione provinciale e dalle istituzioni locali indicazioni incoraggianti sulla possibilità di reperire spazi adeguati allo svolgimento delle attività scolastiche» (ndr. come si legge anche nell’articolo a fianco) mentre «non altrettanto può dirsi per il sistema dei trasporti locali». A fronte della necessità di distanziamento sociale «la mancanza di mezzi e di personale ha rappresentato la causa determinante degli ingressi scaglionati e del doppio turno nelle scuole superiori, che tanti disagi ha provocato» e «secondo quanto stimato nei mesi scorsi dalla stessa Apam, servirebbero 20 pullman e 20 autisti aggiuntivi per dare una risposta adeguata all’utenza».

Il nodo per la Cgil è che da una parte l’Agenzia del trasporto pubblico locale dovrebbe «svolgere un ruolo di “governance”, esprimendo indirizzi e progettualità mirate a far fronte alle necessità» e dall’altra «è necessario procedere a rivisitazioni della mobilità provinciale, approntando un tavolo tecnico che coinvolga i sindaci dei principali comuni e tenga in considerazione anche il trasporto su ferro». Ed è ancora il documento a indicare una strada nel ricordare che la legge 106/2021, conversione del decreto Sostegni-bis ha incrementato la dotazione del fondo per l'erogazione di servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale prevedendo la possibilità di ricorrere a operatori economici esercenti il servizio di trasporto mediante apposite convenzioni oppure imponendo obblighi di servizio. Insomma quello che manca è «uno sforzo immediato ed efficace per utilizzare le risorse messe a disposizione dal governo» organizzando il trasporto pubblico in modo da «scongiurare il ricorso al doppio turno e alla Dad». Dall’altro lato le istituzioni scolastiche mantovane «non sono state in grado di permettere un’efficace organizzazione del servizio in sicurezza, sia a causa di carenze strutturali che per l’esiguità del personale».

Il rischio di un ritorno alla Dad o ai doppi turni non è da poco visto che ha già «inferto un duro colpo agli apprendimenti e molti studenti hanno visto frammentarsi, se non azzerarsi, le occasioni di crescita esperienziale». A essere colpite «sono state soprattutto le fasce socialmente ed economicamente più fragili» e si assiste anche nel Mantovano un «aumento della dispersione scolastica e delle ripetenze». Dispersione che non è solo «quella esplicita, determinata dall'abbandono della scuola» ma anche quella «implicita, che fa riferimento a quanti ragazzi e a quante ragazze non hanno avuto i risultati che avrebbero ottenuto in assenza di pandemia».

Difficoltà, senso di abbandono e di perdita molto più acuti «tra gli studenti disabili e con bisogni educativi speciali, dato che la scuola in presenza svolge un’importante azione di mediazione tra le esigenze espresse dai bisogni educativi speciali e il mondo che deve essere preparato ad includere».

Intanto «ormai da un anno e mezzo, i tavoli istituzionali hanno assunto disposizioni spesso discutibili e non condivise che le organizzazioni sindacali sono state chiamate a mediare e ad attuare nelle scuole». E forse sarebbe il caso «che d’ora in avanti le organizzazioni sindacali, per le loro competenze e per il ruolo che esercitano, fossero incluse nei tavoli».

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