Contenuto riservato agli abbonati

È morto Sergio Mosconi, animatore delle notti mantovane e commerciante di vini

Daniele Pontiroli Pnt Photos Mantova

L’intrattenitore aveva 66 anni e da tempo lottava con la malattia. Sui social il saluto del “popolo di Sergino”

MANTOVA. Si è spento per sempre il faro delle notti mantovane fatte di musica e di un bicchiere di vino bevuto in compagnia, lontane dallo sballo. Sergio Mosconi, vocalist e animatore di discoteche per vocazione e commerciante di vini per professione e tradizione di famiglia, è morto ieri all’ospedale di Asola dove era ricoverato da cinque giorni. Le sue condizioni di salute, da tempo, lo avevano precipitato in una notte dove non c’erano luci stroboscopiche, gente che balla in pista, applausi e musica anni ’70 e ’80, ma solo dolore e compassione per chi gli stava intorno e giorni tutti uguali per lui. Mosconi, Sergino per tutti a testimonianza della familiarità che aveva con la gente, aveva 65 anni (ne avrebbe compiuto 66 venerdì prossimo). Era conosciuto, e non solo a Mantova. La sua scomparsa ha suscitato cordoglio e commozione che si sono riversati sui social in un pianto collettivo per l’amico di tante nottate in allegria.

«Era una persona buonissima e gentilissima sia in pubblico che in privato» lo ricorda il dj Andrea Pincella che con lui aveva lavorato dal 2002 al 2011 in vari locali: «Abbiamo fatto il Lime, l’Open Spice e il Grand Café. Sergio era una persona fantastica, pronto ad aiutare chiunque si rivolgesse a lui». Pincella tratteggia la figura professionale dell’amico nel campo dell’intrattenimento: «Era un vocalist e animatore che lavorava con i dj. Io e lui ci completavamo a vicenda, avevamo creato un rapporto perfetto. Sergio era simpatico, aperto, ci metteva la faccia; io, invece, ero chiuso, e mettevo la musica. Eravamo perfetti» ripete mentre la voce si incrina. E ancora: «Le serate di Sergio sono state le ultime a Mantova dove non c’era un’atmosfera artefatta. Adesso nelle discoteche, e nei locali si chiama l’ospite di grido, ma il divertimento che ne scaturisce non è dovuto alla persona. Sergio, invece, aveva reso famosi i locali dove si esibiva con l’atmosfera che sapeva creare». Mosconi amava dire, con orgoglio, di aver fatto ballare, in quasi cinquant’anni di attività, «i miei amici e i figli dei figli dei miei amici» quasi a sottolineare la voglia dei mantovani di far festa al di là del tempo e dello spazio. Con un’energia che solo lui sapeva infondere.Poi c’era il Mosconi imprenditore, commerciante di vini nella sua enoteca Re Carlo Alberto di via Giulio Romano, aperta nel 1982 con la sorella Giusy – in cui poi è entrato il nipote Emanuel – chiusa nel 2019, quando decise di godersi la meritata pensione. Commerciare vini era una passione ereditata dal padre Umberto, venditore di bottiglie con il nettare degli dei. Lui, però, fece di più: inventò un nuovo modo di approcciarsi al vino che puntava sulla qualità del prodotto per aprire nuovi spazi di mercato. A inaugurare l’enoteca fu Ornella Muti, l’attrice, e di questo Sergio andava orgoglioso. Aprire un’enoteca a Mantova (la prima) agli albori degli anni 80 fu una scommessa. Che vinse. Da quel momento il negozio diventò un tempio del vino, dove si trovavano bottiglie preziose: dal Bricco dell’Uccellone, un barbera che a Mantova divenne famoso con lui, ai vini della Franciacorta, alle grappe di Nonino. Musica e vino, in cui da millenni l’uomo cerca svago, coraggio e anche reddito, si sono fusi in Sergio e hanno creato un personaggio indimenticabile.

LA STORIA DI SERGIO MOSCONI

Video del giorno

Turchia, la furia del minatore non pagato: sale sull'escavatore e distrugge i camion

La guida allo shopping del Gruppo Gedi