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Mantova, in 800 per l’ultimo saluto al dottor De Donno: un applauso lungo 15 minuti

Ai funerali dello pneumologo scomparso un solo coro: «Grazie dottore». La commozione in Sant’Andrea: tra i banchi sindaci, colleghi e gente comune

Mantova: in 800 per dire addio al dottor De Donno

MANTOVA. Sembrava quasi di vederlo in mezzo alla folla commossa per la sua partenza troppo prematura e così tragica.

Con la sua andatura un po’ goffa, il sorriso dolce e la barba francescana a suggerire a braccia spalancate: «Sì, però non fate i mammalucchi».

Lo slogan del dottor Giuseppe De Donno, che ha ripetuto come un mantra durante la prima ondata della pandemia da Coronavirus indossando spesso la t-shirt con lo skyline di Mantova, sembrava riecheggiare ieri mattina nella basilica di Sant’Andrea durante l’ultimo saluto all’ex primario della Pneumologia del Carlo Poma che martedì scorso si è tolto la vita nella sua abitazione di Eremo di Curtatone lasciando un’intera provincia ammutolita e con una grosso fardello di domande senza risposte.

Il funerale del medico gentile, padre della terapia anti Covid con il plasma iperimmune che in questi mesi gli ha dato tanta notorietà, è stato celebrato alle 10 in punto dal parroco di Curtatone, paese dove risiedeva il dottor De Donno, don Cristian Grandelli. Ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio circa 800 persone, seicento all’interno della basilica e altre duecento sul sagrato.

Cinque minuti di applausi all’ingresso del feretro e altri dieci all’uscita, scanditi da ripetuti «grazie dottore» che la folla ha urlato a tutta voce.

Attimi di profonda commozione, che hanno accompagnato tutta la cerimonia funebre. All’ingresso della basilica anche il sevizio d’ordine per mantenere il distanziamento sia in entrata che in uscita e con in mano l’elenco delle persone che potevano seguire la messa dalle prime file. Tutti seduti in maniera composta e con le mascherine. Nei banchi a destra a sinistra dell’altare la famiglia De Donno, gli altri parenti, gli amici più intimi, le autorità e alcuni colleghi ospedalieri dello pneumologo. Anche alcuni sindaci: Mattia Palazzi (Mantova), Carlo Bottani (Curtatone), il primo cittadino di Lequile (paese leccese che ha conferito la cittadinanza onoraria a De Donno) e il presidente del consiglio comunale di Porto Mantovano Roberto Mari, grande amico del medico scomparso.

Accanto a loro l’amico e collega Massimo Franchini, primario del Trasfusionale del Poma e braccio destro di De Donno nella somministrazione della terapia al plasma.

Tra i banchi si sono visti anche altri medici del Poma: Gianpaolo Grisolia, Claudia Glingani e Maria Teresa Costantino. Tra la folla anche il direttore generale di Armonia, Ivan Miorali, il centro polispecialistico dove De Donno aveva da poco iniziato a svolgere la libera professione.

All’uscita del feretro dalla basilica, un’ora dopo, la gente comune, quella con cui il medico scomparso aveva instaurato un filo diretto grazie anche alla sua intensa attività sui social, si è stretta attorno ai suoi famigliari: alla moglie Laura e ai figli Martina ed Edoardo.

Sul feretro tanti fiori e il disegno di un bambino che ritrae De Donno con le braccia aperte. Prima della partenza del carro funebre per il cimitero di Curtatone resta giusto il tempo di una richiesta degli amici del medico ai cronisti: «Ricordatelo per favore soprattutto per le tante persone che ha curato e per tutte le vite che ha salvato, vi chiediamo solo questo».

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