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Infermiere del Poma sospeso: «Ma non sono un No-vax»

Rifiuta il vaccino, spedito a casa senza stipendio con altri trenta operatori sanitari anche loro contrari: «Ha effetti collaterali, l’imposizione è sbagliata»

MANTOVA. «Prima di dare una spiegazione e fare un ragionamento pacato e lontano dalle ruvide contrapposizioni che si sono create attorno a questo argomento, voglio fare una precisazione: non sono un no-vax e sono a favore dei vaccini, tanto che in passato mi sono vaccinato più volte per prevenire altre patologie ben note».

Vittorio Bulbarelli, 58 anni, di Curtatone, sposato, due figli, è infermiere da 39 anni, con l’ultimo incarico al centro multiservizi di via Trento dell’Asst di Mantova. In passato anche in forza al pronto soccorso pediatrico del Carlo Poma, è uno dei trenta operatori sanitari mantovani sospesi da oggi e senza stipendio perché non ha aderito alla campagna vaccinale anti-Covid.

Ma prima di spiegare le ragioni del suo rifiuto, Bulbarelli allunga la premessa, facendo intendere di parlare anche a nome di altri suoi colleghi sospesi che la pensano come lui: «Quello che le dico deve scriverlo subito. Vorrei che fosse chiaro che prima di tutto noi siamo davvero dispiaciuti nel caso in cui la nostra assenza provochi disservizi per l’utenza nei vari reparti ospedalieri, ma questa situazione non dipende da noi. Siamo anche dispiaciuti se i colleghi che restano in servizio hanno conseguenze sulle ferie o sui turni di lavoro. Ricordo che le persone sospese sono professionisti con una lunga esperienza e hanno sostenuto attivamente tutte le prestazioni in favore di utenti fragili e non in relazione alla pandemia. E alcuni sono stati anche contagiati dal Covid». L’infermiere dell’Asst punta il dito contro la velocità, che a suo dire è stata impressa a questo provvedimento legislativo e sulla mancanza di una valutazione più ponderata delle varie esigenze personali.

A che cosa si riferisce?

«Un esempio è il fatto che prima della sospensione il colloquio con il medico competente non è stato fatto o è stato fatto in modo non capillare. In qualche modo ci avevano anche fatto credere che ci avrebbero messo in ferie forzate usando quelle arretrate. E invece ci hanno tolto lo stipendio e immagino il disagio di tante famiglie dove lavora solo una persona».

Ok, a questo punto però ci spieghi i motivi del suo rifiuto?

«Insisto, non mi ritengo un no-vax perché ad esempio in passato ho fatto il vaccino antinfluenzale e anche quello contro l’epatite B. Non ho fatto quello anti Covid e non lo voglio fare perché ritengo che ci siano possibili ricadute sulla salute, che spesso vengono trascurate. Ci sono importanti effetti collaterali e l’imposizione nei confronti della nostra categoria è stata fatta attraverso una legge con motivazioni che non ritengo valide».

Che cosa farà adesso, cambia idea o resta sulle sue posizioni?

«Al momento non ho intenzione di vaccinarmi per i motivi che ho appena descritto. Non è una scelta per così dire a priori. Riconosco che il vaccino abbia un’efficacia contro la gravità della malattia e per prevenire decessi o danni permanenti. Io però durante la pandemia professionalmente ho fatto di tutto, assistendo tante persone in varie circostanze e non sono mai diventato positivo. Proteggendosi e svolgendo il proprio ruolo con professionalità si può lavorare senza infettare o essere infettati. Io dico solo che di fronte a questo vaccino ho un atteggiamento prudenziale».

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