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Già 1.700 i lavoratori contagiati. L’appello della Cisl: vaccinatevi

Le denunce all’Inail provengono per il 71% dalla sanità: il 78% degli infermieri è risultato positivo

MANTOVA. Il Covid, da gennaio 2020 al 30 giugno 2021, ha contagiato 1.700 lavoratori mantovani. A dirlo sono i dati Inail diffusi dalla Cisl Asse del Po. In diciotto mesi, durissimi per la diffusione della pandemia, all’Inail sono arrivate 1.700 segnalazioni di malattia per Covid-19, il 3,8% del totale in Lombardia.

Nell’ultimo mese, e cioè da maggio a giugno scorsi, le denunce e quindi i contagi sul posto di lavoro sono aumentati di una decina (+0,6%). Va detto che tra gennaio e novembre 2020 i contagiati furono 1.051, per lo più donne.

L’unico dato confortante, se così si può dire, è che il numero dei decessi è rimasto, a giugno, fermo ai tre del periodo gennaio-maggio. Segno inequivocabile che i vaccini funzionano. È per questo che il segretario generale della Cisl Asse del Po, Dino Perboni, rivolge un accorato appello «alle lavoratrici e ai lavoratori affinché si vaccinino a salvaguardia delle loro vite, della loro sicurezza e di quella dei loro colleghi e dei loro familiari», in ciò facendo eco alle recenti parole usate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

I dati Inail evidenziano anche come la Lombardia abbia pagato, e tanto, durante l’infezione da Covid: le denunce di lavoratori contagiati in tutta la regione negli ultimi diciotto mesi sono state 45.045, il 25,5% del dato nazionale (176.925 segnalazioni di malattia per Covid).

Per quanto riguarda le attività professionali, l’Inail fornisce soltanto i dati regionali aggregati. «Ma questi – osserva Perboni – non si discostano di molto da quelli relativi al Mantovano». Dunque, ciò che si verifica in Lombardia, in piccolo si ripete anche qui. Quelle sanitarie sono le professioni più colpite.

«Tra i tecnici della salute contagiati – spiega il numero uno della Cisl mantovano-cremonese – il 77,9% sono infermieri, il 5,5% fisioterapisti e il 4,1% assistenti sanitari. Tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali, il 98,6% sono operatori socio sanitari; tra quelle qualificate nei servizi personali l’88,5% sono operatori socio-assistenziali. Tra i medici, la metà è rappresentata da generici, internisti, cardiologi, anestesisti-rianimatori, chirurghi e radiologi. Tra il personale non qualificato della sanità e della scuola il 54,7% sono ausiliari sanitari-portantini, il 5,9% inservienti in case di riposo e il 2,6% bidelli». Percentuali che più o meno ricalcano quelle registrate tra gennaio e novembre 2020.

«Il quadro – commenta Perboni – fa comprendere che non si può abbassare la guardia sulle attività di prevenzione e controllo per prevenire e contrastare gli infortuni sul lavoro da Covid, né diminuire l’attenzione sull’applicazione dei protocolli aziendali anticovid. Come Cisl condividiamo e sosteniamo le parole del presidente della Repubblica, ossia che la “vaccinazione è un dovere morale e civico” e che “senza attenzione e senso di responsabilità rischiamo una nuova paralisi della vita sociale ed economica”.

Il vaccino è il principale baluardo e mezzo di contrasto alla sua diffusione». Il segretario conclude con un appello agli enti pubblici: «È quanto mai necessario – dice – dar corso alle assunzioni di personale in Ats, Inail e Ispettorato del lavoro per potenziare e accrescere i necessari controlli a tutela della salute dei lavoratori».

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