Vendita Mps, in ballo il futuro di 1.100 lavoratori e 66 filiali

Il sindacato Fabi: nessun posto è a rischio, semmai prepensionamenti volontari. E rivolge un appello alle istituzioni: la partita è anche della comunità

MANTOVA. La vendita di Monte dei Paschi a Unicredit tiene desta l’attenzione dei sindacati in tutt’Italia, compresi quelli mantovani. Tra città e provincia ci sono 66 filiali che, con la sede centrale di Mantova, danno lavoro a circa 1.100 persone. È ovvio che ci si interroghi sul loro futuro alla luce del passaggio di proprietà di una banca che negli ultimi anni ha già subìto ridimensionamenti di sportelli e di personale.

«Siamo vigili – assicura Noemi Imperi, segretario provinciale della Fabi, il sindacato autonomo largamente maggioritario tra i lavoratori del Monte – Non è nostra intenzione lanciare allarmi sui posti di lavoro a rischio perché comunque il settore bancario è tutelato dal fondo esuberi, un ammortizzatore completamente finanziato dalle banche e che negli ultimi dieci anni ha accompagnato 70mila lavoratori in pensione, con il contestuale ingresso di 30mila giovani under 35. Non ci saranno perdite di posti di lavoro ma è indubbio che anche a Mantova l’operazione avrà il suo impatto».

Quale sarà è ancora presto per dirlo: «Dobbiamo prima aspettare che finisca la due diligence di Unicredit, tra il 10 e l’11 settembre – afferma Imperi – Solo dopo avremo un quadro chiaro della situazione. Qualunque sarà l’impatto – rassicura i lavoratori – l’accompagnamento fuori da Mps sarà solo su base volontaria e in prepensionamento tra i 5 e i 7 anni. E in un congruo periodo, non certo dalla sera alla mattina. Il sindacato, che è forte, vigilerà».

Insomma, promette la Fabi, nessun rischio di trovarsi licenziati con un sms o un whatsapp dalla sera alla mattina come è successo di recente in alcune aziende di altri settori. Non ci si nasconde che comunque l’intera vicenda avrà ripercussioni sul mondo Mps,  «ma – insiste Imperi – saremo attenti ad ogni sfumatura e governeremo le eventuali conseguenze. Il settore bancario è fortemente sindacalizzato e, quindi, interloquisce con le aziende bancarie da paria pari» avverte.

Certo, anche i cittadini sono preoccupati perché il nuovo proprietario potrebbe anche decidere di chiudere sportelli, riducendo i servizi per il territorio. Poi c’è il problema delle sovrapposizioni: in 15 Comuni ci sono sia sportelli Mps che Unicredit. Che cosa succederà? Imperi ribalta il ragionamento: «Finora Unicredit ha avuto una vocazione internazionale, ma adesso il nuovo Ceo, Orcel, vuole recuperare sul mercato italiano. Questa, dunque, potrebbe essere l’occasione per riconquistare territori e ritornare ad essere punti di riferimento con gli sportelli bancari. La partita – conclude la sindacalista – è anche della comunità, non solo dei lavoratori». Una sorta d’appello rivolto alle istituzioni mantovane che potrebbero, dunque, prendere posizione nei prossimi giorni per far sentire la loro vicinanza ai lavoratori in questo delicato momento. 

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