La rabbia di genitori e sindaci per le tre prime classi tagliate nel Destra Secchia

Tam tam di proteste sui social da Quingentole, Magnacavallo e Felonica. Annalisa Bazzi, vicesindaco: «Il risultato ci ha delusi ma non molliamo, ci faremo sentire»

MANTOVA ,C'è forte preoccupazione per le scuole nel Destra Secchia, dopo la decisione di non far partire la prima elementare a Magnacavallo, Felonica e Quingentole. Le famiglie sono amareggiate e irritate e i sindaci guardano già al futuro. Gli amministratori locali avevano presentato un progetto di territorio sperimentale, ma non è servito.

Interviene anche Marco Carra, responsabile Aree interne del Pd: «Sbagliato non accogliere il progetto dei sindaci, questo territorio va sostenuto». Molti genitori protestano sui social network e una nutrita schiera aveva già manifestato davanti alla scuola di Felonica lunedì mattina, assieme a tutti i sindaci della zona. Lamentano il fatto di dover portare i loro figli, ancora piccoli, a scuola in un paese diverso da quello in cui abitano. A spiazzare tutti è stata la decisione del provveditore di non concedere le classi o le pluriclassi, sulla base dei parametri numerici. La speranza era una deroga, in ragione di un progetto costituito con il gruppo di ricerca Indire, cui si appoggia il ministero dell'Istruzione. Un progetto sperimentale che mirava a mettere in rete i plessi del territorio, senza incidere sull'organico.

«Non molliamo – dice Annalisa Bazzi, vicesindaco di Felonica – ma il mancato risultato ci fa riflettere. Il progetto è pronto, ma noi avevamo esposto chiaramente al provveditore e in Regione che avrebbe dovuto essere attivato su scuole che avevano tutte le classi. La decisione di non concedere le prime su tre plessi ci ha spiazzato, anche perché il progetto sembrava essere stato accolto molto positivamente solo pochi giorni prima. Stiamo valutando forme di protesta per farci ascoltare».

Interviene anche Carra: «Le problematiche che sta vivendo il Destra Secchia devono essere affrontate in termini complessivi. Nell’arco di pochissime settimane abbiamo assistito alle difficoltà di mantenimento di importanti presidi scolastici e, addirittura, ai rischi che sta correndo l’ospedale di Pieve. La notizia che tre prime elementari non partiranno conferma che si sta indebolendo ulteriormente la rete di servizi, il cui mantenimento è fondamentale per evitare il continuo spopolamento. È del tutto evidente che i tecnici si appellano ai numeri, ma è la politica che latita. Non quella locale che con Borsari e Bazzi ha dimostrato di difendere il territorio. Serviva un supporto più forte dalla politica nazionale e da quella regionale. Ed è davvero molto triste che con tanti esponenti mantovani che rivestono ruoli di primo piano nel Governo e in Parlamento i risultati siano così negativi per il nostro territorio. Doveva essere accettato il progetto di mantenimento delle prime, servivano deroghe e poi la determinazione a portare la zona all’interno della strategia delle Aree Interne. Questa area deve tornare ad essere al centro dell’iniziativa politico-istituzionale, altrimenti il declino sarà irreversibile». Giorgio Pinotti

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