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L’ingresso alle 10 sarà limitato: «Un solo giorno a settimana»

L’ad di Apam ragiona sui numeri e replica: con la capienza all’80% e la presenza al 100% restano fuori 1.300 studenti

MANTOVA. «Se la capienza fosse portata all’80%, allora riusciremmo a organizzare il servizio con qualche corsa di rinforzo e un monitoraggio costante». Così ragionava un anno fa l’amministratore delegato di Apam, Claudio Garatti. Come sarebbe andata a finire è storia nota, impressa nella memoria collettiva: il singhiozzo delle chiusure, la didattica a distanza, la ripresa col doppio turno nell’ultimo spicchio di anno scolastico. Domanda attuale: adesso che la capienza è quella giusta, perché scaglionare ancora gli ingressi? «Perché, a differenza dello scorso anno, gli studenti saranno in presenza al 100%, com’è giusto che sia» risponde Garatti. In questi giorni di polemiche, petizioni e proteste, Apam ha preferito tenere un profilo basso, lasciando che a parlare fosse l’Agenzia per il trasporto pubblico locale, l’ente che governa la materia. Ma l’amministratore delegato non si sottrae alle domande.

«Stiamo lavorando perché si trovi la soluzione meno rigida possibile – conferma Garatti – l’ipotesi è quella per cui ogni istituto dovrebbe garantire per ogni classe un giorno alla settimana con ingresso alle 10. A eccezione del sabato, quando tutti entrerebbero alle 8. Così per gli istituti della città, mentre in provincia partiremo col turno unico, ricorrendo ai vettori privati».

A proposito di cifre, ad alimentare la polemica è anche la confusione che avvolge i numeri. Qual è la situazione? Secondo la stima di Apam, gli studenti pendolari che si servono dell’autobus sono circa 4.500. Calcolando che a Mantova arrivano cinquanta autobus scolastici extraurbani, con capienza ridotta a 64 passeggeri (l’80%), ne restano a piedi 1.300. «Per ribattere il servizio su ogni tratta servirebbero altri 40/50 autobus di rinforzo – conclude l’amministratore delegato – soluzione impraticabile». Ma cosa risponde Apam alle accuse d’immobilismo? Si è davvero fatto tutto il possibile? «Direi di sì – scandisce Garatti – lo sforzo programmatorio è stato incredibile, epocale, dietro a ogni cambio d’orario c’è il lavoro di chi deve organizzare un sistema impegnativo, non è come girare un interruttore. Se poi qualcuno si aspettava che nascessero autobus e autisti, allora parliamo di utopia. Per acquistare un autobus ci vuole almeno un anno e di autisti non se ne trovano». Ig.Cip

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