Mantova: crolla un soffitto, sotto accusa i lavori per il teleriscaldamento

Il Tar obbliga Tea a fornire la documentazione dell’appalto. Il proprietario di palazzo Andreasi del carmine, del 1550: «Perso un affresco e un altro ha una crepa»

MANTOVA. Tea spa deve consegnare ad un’immobiliare la documentazione relativa ai lavori alla rete del teleriscaldamento realizzati due anni fa in centro e, in particolare, nella zona di via Pomponazzo. Lo ha stabilito il Tar di Brescia accogliendo il ricorso della Leoni immobiliare di Castellucchio presentato dopo che Tea si era rifiutata di fornire i documenti per far chiarezza sul cantiere che avrebbe causato dei danni ad un appartamento a palazzo Andreasi del carmine.

La multiutility controllata al 72% dal Comune di Mantova, oltre che fornire progetti e atti amministrativi in suo possesso entro 30 giorni dal deposito della sentenza, notificata il 24 agosto, dovrà anche pagare 2mila euro di spese legali e sobbarcarsi i 300 euro del contributo unificato, la quota da pagare per accedere al Tar. Come ogni sentenza di primo grado, anche questa può essere impugnata davanti al Consiglio di Stato. «Le motivazioni, sotto vari profili – si limita a commentare Tea – sono meritevoli di approfondimento per valutare la proposizione dell’appello». Probabile che si vada in questa direzione visto che dietro a questa vicenda amministrativa se ne cela una che potrebbe finire davanti ad un giudice ordinario, con una causa civile che potrebbe mettere sul piatto una somma molto consistente sotto forma di risarcimento.

Tutto parte nell’agosto di due anni fa, esattamente il 25, quando la Leoni immobiliare scopre che il soffitto di un appartamento di proprietà è crollato improvvisamente. Tutto potrebbe finire qui se non fosse che l’appartamento si trova nel palazzo Andreasi del carmine in via Pomponazzo, un edificio storico risalente al 1550 con all’interno numerose e prestigiose testimonianze artistiche. Come quel soffitto affrescato crollato, tra il 20 e il 24 agosto, scrivono nel verbale di sopralluogo i vigili del fuoco intervenuti il 25. Subito le cause del crollo vengono addebitate alle vibrazioni prodotte dai macchinari utilizzati per gli scavi appaltati da Tea alla Cpl Concordia. A fine dicembre 2020 l’immobiliare si rivolge a Tea per chiedere di aver accesso agli atti relativi all’appalto. Poi, a febbraio specifica meglio le richieste e fa un elenco di documenti, tra i quali il progetto esecutivo dei lavori, il contratto d’appalto con Cpl Concordia, il certificato di corretta esecuzione dei lavori nonché il contratto tra Tea acque e Viagest per le asfaltature finali. Tea, però, si rifiuta di consegnare la documentazione sottolineando il carattere civilistico della controversia e la conseguente mancanza di documenti in senso amministrativo.

L’immobiliare ha poi spiegato ai giudici che la sua richiesta di avere tutta la documentazione era volta a chiarire l’origine dei danni all’alloggio (un’incauta esecuzione dei lavori oppure un vizio del progetto fornito dal committente), in modo da impostare correttamente la futura azione risarcitoria. I giudici hanno riconosciuto il diritto dell’immobiliare ad avere la documentazione richiesta, tranne quella relativa alla corretta esecuzione dei lavori. Questo perché l’accesso agli atti «ha per oggetto i documenti alla base dei lavori, mentre la correttezza dell’attività materiale di esecuzione dei lavori deve essere dimostrata o rispettivamente contestata nel giudizio di merito». «Adesso accederemo agli atti e poi vedremo come comportarci» dice soddisfatto Bruno Leoni, titolare dell’Immobiliare: «Nell’appartamento – racconta – ci abita mia figlia e per fortuna, quando è crollato il soffitto, nessuno era in casa. Tutto è già stato ripristinato, ma l’affresco è andato perduto per metà, mentre un altro soffitto presenta delle crepe. Abbiamo già ripristinato tutto. I danni? Difficile quantificarli, forse sui 100mila euro, ma l’affresco io non ce l’ho più».

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