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Capolavori dai maggiori musei europei: nelle sale ecco l’itinerario nella bellezza

La mostra “Venere.Natura,ombra e bellezza” apre al pubblico a Palazzo Te da domenica 12 settembre fino al 12 dicembre. La curatrice Cieri Via: «È un percorso che nasce dall'antico e propone aspetti diversi legati alla dea dell'amore»

MANTOVA. “Venere” atto terzo: il gran finale. La rappresentazione messa in scena lungo tutto l’anno dalla Fondazione Palazzo Te non si conclude con un colpo di teatro ma piuttosto con un colpo di fulmine dal sapore della ripartenza. Venere. Natura, ombra e bellezza, a cura di Claudia Cieri Via, con la collaborazione di Francesca Cappelletti, è la mostra conclusiva del progetto “Venere divina. Armonia sulla terra”, che, in una relazione di amorosi sensi con la villa giuliesca, luogo di delizie per Federico II Gonzaga, fino al 12 dicembre, propone una selezione di opere provenienti dai maggiori musei europei dedicati alla dea.

I capolavori vanno così a chiudere in bellezza, è proprio questo il caso, il percorso delle 26 Veneri raffigurate da Giulio Romano e dalle sue maestranze nelle pareti e nelle volte delle sale monumentali. Sono i dipinti di Cranach, Rubens, Dosso Dossi, Guercino, Paris Bordon e il giovane Veronese, oltre a sculture, incisioni, medaglie e preziosi volumi, che ripercorrono in nove sezioni le diverse interpretazioni del volto di Venere dal II secolo a.C. al Seicento.

«È un percorso preciso che nasce dall’antico, che pure ha ispirato Giulio Romano nella realizzazione dell’apparato decorativo del palazzo in una sua rilettura del tutto innovativa, e, attraverso una serie di passaggi, propone aspetti diversi legati alla dea dell’amore come indicato dal titolo: natura, ombra e bellezza – ha detto la curatrice all’inaugurazione ieri pomeriggio nel Cortile d’onore-. A palazzo Te Venere è rappresentata con immagini molto precise dal punto di vista artistico e filosofico, incarna valori umani legati al gusto e al collezionismo dei Gonzaga».

Allestita nell’ala meridionale del palazzo la mostra prende il via dalla Loggia di Davide e dopo le prime due sale dedicate alla sintesi della relazione con l’antico approda nella sala dei Giganti dove la dea partecipa alla vittoria di Giove nonostante la presenza dell’eterna rivale Giunone. Il percorso espositivo si snoda attraverso la raffigurazione del risveglio della natura, le ombre e gli inganni, il dolce-amaro dell'amore, “gioca” con le donne di casa Gonzaga che si fanno ritrarre come delle Veneri e si conclude con un teatrale gioco meta pittorico con la dea, affiancata da Cupido e Marte, che lancia uno strale verso lo spettatore dal quadro del Guercino. «Mantova e la Fondazione non hanno mai smesso di programmare cultura nonostante le difficoltà causate dalla pandemia – ha detto il sindaco Mattia Palazzi -. Palazzo Te è diventato un luogo da vivere ed è stato capace di proporre un progetto credibile e autorevole tanto da ottenere prestiti internazionali in una situazione di incertezza molto complicata».

A fare gli onori di casa con gli invitati alla vernice è stato il presidente della Fondazione Palazzo Te Enrico Voceri, affiancato dal direttore Stefano Baia Curioni. Al termine, nel palcoscenico naturale del cortile d’onore ha chiuso il teatro con una performance di Ars Creazione e Spettacolo dedicata a Venere. 

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