Strage di api a Tabellano, indagini in corso. Il titolare delle arnie: «Un atto grave: ne sono morte a milioni»

Sul posto rinvenuto un tubo con lo spruzzatore. Un danno economico da oltre 30mila euro

SUZZARA. Strage di api in piena campagna, a Tabellano di Suzzara, da parte di ignoti che hanno avvelenato gli alveari con un insetticida. Un danno di oltre 30mila euro coperto da assicurazione. Si è trattato sicuramente di un atto doloso anche perché sul posto è stato rinvenuto il tubo con tanto di spruzzatore. L’ipotesi, contenuta nella denuncia ai carabinieri è di reato ambientale. Sono morte 25 milioni di api. Si tratta del più grave episodio avvenuto in tutta l’Italia. Sull’episodio indagano i carabinieri di Suzzara.

Le arnie, in tutto 84, si trovano su un terreno privato che è stato dato in uso alla ditta “Tenuta Ritiro” con sede a Tortona (Alessandria) di proprietà di Giacomo Acerbi, di origini mantovane e discendente di Giovanni Acerbi, uno dei Martiri di Belfiore. L’azienda piemontese possiede cinquemila alveari in tutta Italia ed è leader a livello europeo nella selezione di api regine. La striscia di terreno di Tabellano dove sorgono gli alveari è curata e gestita da Michele Palazzani che risiede a Borgo Virgilio.

Stando alla testimonianza di Palazzani, il fatto si sarebbe verificato nella notte tra martedì 7  e mercoledì 8 settembre. Quando l’apicoltore, con esperienza nel settore avendo lavorato anche in Grecia, è andato a controllare le arnie, si è subito reso conto che c’era qualcosa che non andava. E quando ha visto l’alveare ha notato che all’interno le api erano tutte morte.

«È probabile che l’autore di questo ignobile gesto sia arrivato per la campagna o dall’argine. Ha spruzzato l’insetticida mentre le api erano all’interno tra le varie cellette dove era stato depositato il miele». In ogni arnia c’erano decine di migliaia di api. In un fosso è stata rinvenuta un’arnia di polistirolo distrutta con le api che vi ronzavano intorno.

«Possiamo fare solo delle ipotesi su quanto avvenuto – dice Giacomo Acerbi, titolare della “Tenuta Ritiro” – Non è stato perpetrato solo un danno ambientale, ma anche economico. Già dobbiamo affrontare altri problemi per la sopravvivenza delle api come i cambiamenti climatici e i pesticidi usati in agricoltura. Dobbiamo renderci conto che senza l’impollinazione delle api non c’è vita nei frutteti, nelle campagne, negli orti, nei giardini. Si è trattato di un vile gesto doloso che potrebbe essere stato effettuato per invidia, gelosia o per un dispetto come dire “qui non ci devi stare”».

La “Tenuta Ritiro” ha già subito episodi criminosi. Il giornale “La Stampa” riporta in data 17 maggio 2018 la sparizione, in una notte, di ben 52 alveari per un danno complessivo di 25mila. «Non ci sono dubbi – aveva dichiarato Acerbi dopo aver scoperto il furto –. Le api e il miele fanno sempre più gola e il suo valore sta aumentando di parecchio».

La “Tenuta il Ritiro” da quindici anni si impegna nell’apicoltura, ma in un’ottica visionaria ed evoluta di ripopolamento e difesa degli insetti, che ne ribalta completamente i paradigmi. Si occupa di tutta la filiera, ma l’aspetto d’avanguardia (e core business dell’azienda) è la selezione genealogica, la riproduzione e la vendita di api regine: sono create ad hoc per favorire la loro perfetta aderenza alle caratteristiche ambientali in cui i loro alveari sono stati messi a dimora, in tutta Europa e nel mondo. 

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