Mantova, ultima chiamata ai soci Canottieri: si rischia anche lo scioglimento

Tam tam della cooperativa in vista dell’assemblea di domenica 19 settembre: serve il quorum di 1.400 votanti

MANTOVA. Lo hanno scritto a chiare lettere sul sito e nella massiccia campagna di comunicazione scattata dallo scorso fine settimana su quotidiani, canali social, cartellonistica in sede: se domenica 19 settembre l’assemblea della Canottieri non raggiungerà il quorum di circa 1.400 soci la società rischia il commissariamento o anche lo scioglimento.

Un tam tam, a cui il 15 settembre farà seguito un ulteriore banchetto informativo in piazza Martiri di Belfiore dalle 10 alle 13, che suona come ultima chiamata a una convocazione imposta dal ministero dello Sviluppo economico per sanare irregolarità riscontrate nell’ultima ispezione.

In quanto cooperativa, la Canottieri Mincio è infatti sottoposta alla vigilanza del Mise e se le irregolarità non verranno sanate approvando le modifiche proposte dal consiglio di amministrazione, le sanzioni sono quelle previste dall’articolo 12 del decreto legislativo 220 del 2002: dalla «maggiorazione del contributo biennale pari a tre volte l'importo dovuto» al commissariamento, allo scioglimento. Le assemblee straordinaria e ordinaria di domenica sono chiamate a votare la modifica degli articoli 7 e 19 dello statuto (per la parte straordinaria) nonché ad approvare Codice di comportamento e Regolamento elettorale (per la parte ordinaria).

Attualmente l’articolo 7 dello statuto prevede che gli aspiranti nuovi soci debbano presentare la domanda sottoscritta da almeno 5 soci: per il Mise si tratta di un criterio discriminante, contrario al principio “porta aperta” che vige per le cooperative, che nel testo proposto dal Cda viene eliminato.

L’articolo 19 dello statuto è quello sui “ristorni” ovvero sul “vantaggio” che la cooperativa garantisce a chi si associa: attualmente prevede che l’assemblea che approva il bilancio deliberi anche l’erogazione del ristorno ai soci, ma il Mise ha rilevato che la sua applicazione in passato non è stata corretta in quanto non è possibile prevedere con esattezza il riconoscimento anticipato e immediato di un ristorno che nel caso della Canottieri consiste nel mantenere le quote annue a livelli calmierati.

Nel nuovo testo proposto dal Cda si legge che per finalità, natura e tipologia di rapporti di scambio tra soci e cooperativa «non sussistono le condizioni per l’erogazione di ristorni ai soci». Per quanto riguarda regolamento elettorale e codice di comportamento l’irregolarità sta nel fatto che pur essendo stati stilati qualche anno fa non sono stati fatti approvare dall’assemblea come previsto dal codice civile.

Perché l’assemblea straordinaria possa modificare lo statuto serve un quorum di un quinto del capitale sociale ovvero 1.398 soci (in persona o in delega) e le modifiche devono essere approvate dalla maggioranza assoluta. Per la parte ordinaria serve la maggioranza (ovvero il numero di voti espressi dai soci presenti) prevista per le assemblee straordinarie.

Se queste soglie non saranno raggiunte il rischio dietro l’angolo è la gestione commissariale che «non risponderebbe all’assemblea ma al Mise anche se l’incarico dovesse essere dato all’attuale presidente»: a chiarirlo è il presidente Gianni Mistrorigo che si appella «all’attaccamento e al senso di appartenenza che ci ha sempre contraddistinti, in un momento in cui siamo riusciti a ripartire dopo le chiusure obbligate e con tutte le difficoltà del caso e con i nostri atleti che stanno rilanciando un’immagine forte della Canottieri a livello internazionale».

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