Non c’è stata ricettazione: assolto il mercante d’arte Trazzi di Poggio Rusco

La perizia sul dipinto aveva preso in considerazione un’opera di misure diverse. E prima di venderlo il poggese aveva informato di essere in attesa di autentica

POGGIO RUSCO. Everardo Trazzi, 70 anni, noto mercante d’arte di Poggio Rusco ed ex presidente della Poggese calcio, finito a processo due anni fa con l’accusa di ricettazione e di cessione di un quadro, ritenuto non autentico, a garanzia di un prestito di centomila euro, nella tarda mattinata del 13 settembre è stato assolto dal giudice Raffaella Bizzarro perché il fatto non costituisce reato.

I fatti contestati avvengono tra il 2015 e il 2018. La procura lo accusa di ricettazione: al fine di procurarsi un profitto, consapevole della provenienza illecita, Trazzi avrebbe acquistato, o ricevuto da una persona rimasta sconosciuta un dipinto astratto, tecnica mista su compensato, delle dimensioni di 110 per 55 centimetri, firmato in basso a destra “Vedova”.

Ma questo dipinto, secondo l’accusa, sarebbe stato contraffatto, perché non riconducibile all’opera del pittore Emilio Vedova. Quindi, sempre secondo l’accusa, anche senza aver concorso nella contraffazione, Trazzi avrebbe posto colpevolmente in circolazione il dipinto.

Nel luglio 2015 dichiarava, con scrittura privata che, a garanzia del residuo di un mutuo stipulato dalla figlia con Renata Knes di Milano (100mila euro), avrebbe consegnato entro il 30 luglio di quell’anno un dipinto dell’artista Emilio Vedova, rimanendo in attesa della certificazione di autenticità.

Ma la figlia non aveva onorato il prestito e chi aveva concesso la somma aveva richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per il dipinto. E questo per vendere l’opera mediante un’asta giudiziaria e recuperare le somme prestate. Ma dalla relazione tecnica del perito incaricato dal giudice per stimarne il valore, emergeva che il dipinto non era di Vedova, né in alcun modo a lui ascrivibile.

In aula l’avvocato difensore Franco Veneri ha fatto piena luce sull’intera vicenda. Prima di tutto, Trazzi, una volta venuto in possesso del dipinto, ha anticipato alla potenziale acquirente che era in attesa della cosiddetta autentica. 

Il quadro, oggetto della scrittura privata tra Trazzi e l’acquirente, veniva descritto con la misura di 110 x 55 centimetri, mentre la perizia eseguita per conto del tribunale da un esperto è stata effettuata su una tela di 90 per 42 centimetri. Il che ha lasciato molto perplesso anche il giudice che, rientrato in aula dopo la camere di consiglio, ha mandato assolto il mercante d’arte. Il pubblico ministero aveva invece chiesto una condanna a due anni e due mesi di reclusione per aver messo in circolazione la tela.

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