A Mantova più letti per malati Covid: «I ricoverati al 90% non vaccinati»

Simona Bellometti (direttore sanitario aziendale), Salvatore Casari (primario Malattie infettive), Gian Paolo Castelli (primario Rianimazione)

Il direttore sanitario di Asst e due primari lanciano un messaggio a chi non aderisce alla campagna: «Terapie intensive e Malattie infettive a rischio saturazione e ci sono anche le altre patologie da curare» 

MANTOVA. Questa volta l’appello “sì vax” è a tre voci. Tre dirigenti dell’Asst di Mantova, da mesi in prima linea nella lotta al Covid, hanno deciso di lanciare un forte messaggio all’indirizzo di coloro che hanno ancora incertezze e dubbi sull’efficacia del vaccino anti-Covid. E lo fanno, dati alla mano, mostrando i ricoveri Covid negli ultimi giorni: da 25 a 30, il 90% dei quali non vaccinati e con una buona fetta appartenente alla fascia di età tra i 50 e i 60 anni.

Numeri che rischiano di saturare i due reparti principali impegnati nella guerra al Covid, Rianimazione e Malattie Infettive, e fanno temere un ulteriore incremento nel periodo autunnale con la messa a rischio di cura delle altre patologie. Al punto che Regione Lombardia pochi giorni fa ha ordinato l’aumento dei posti letto Covid anche negli ospedali mantovani.

I numeri precisi aggiornati a ieri e resi noti dalla direzione sanitaria dell’Asst sono: 3 in Rianimazione (altri 3 dimessi poche ore fa), 5 in Utir (reparto saturo al 100%), 17 in Malattie Infettive (reparto saturo all’85%).

E non è un caso che il direttore sanitario aziendale, Simona Bellometti, e i primari di Rianimazione e Malattie Infettive, Gian Paolo Castelli e Salvatore Casari, abbiano deciso di lanciare un appello rivolto a chi non ha ancora aderito alla campagna vaccinale: «Sappiate, ad esempio, che in Rianimazione abbiamo solo non vaccinati. I rischi ci sono e sono sotto gli occhi di noi sanitari. Vorremmo scongiurare quanto avvenuto la scorsa primavera quando in terapia intensiva abbiamo avuto anche 12 pazienti».

«Bisogna che ci diciamo le cose come stanno esattamente – prende la parola la dottoressa Bellometti, che è anche componente della cabina di regia Covid a livello nazionale – È vero, i numeri sono cambiati e non siamo più in una fase drammatica del punto di vista epidemiologico, ma questo non vuole dire che siamo fuori pericolo. Le misure precauzionali vanno mantenute, mascherine, lavaggio delle mani e evitare gli assembramenti. Il buon senso non deve venire meno. Alcuni momenti di questa estate che possono aver provocato assembramenti importanti, e mi riferisco al campionato europeo di calcio, hanno portato a osservare un fenomeno epidemiologico che si è manifestato prepotentemente con incremento dei contagi tra i 19 e i 30 anni e poi è andato via via scemando. Ma ora qualcosa si sta nuovamente muovendo e riguarda i non vaccinati».

Il direttore sanitario aziendale spiega che Regione Lombardia a inizio estate ha fatto un piano organizzativo sulla disponibilità di posti letto in Rianimazione, terapie intensive e internistici ben calibrato in una fase di massima contrazione disponendo di mantenere attivi i letti di terapia intensiva e internistici a Milano. «Con il passare dei mesi – sottolinea la dottoressa Bellometti – e con il rientro dalle ferie i casi sono aumentati e il piano regionale ha previsto di coinvolgere anche gli ospedali fuori dal Milanese richiedendo altri posti letto. Il 6 settembre è arrivata dalla Regione la disposizione di coinvolgere nel piano letti regionale anche Mantova, dopo che erano già stati coinvolti Brescia, Bergamo, Varese e Pavia. Abbiamo dunque messo a disposizione dei malati Covid 8 posti letto di terapia intensiva e 37 internistici tra Poma, Asola e Pieve di Coriano».

I dati lombardi, fa sapere il direttore sanitario, dicono che la situazione è sotto controllo, «ma questo – aggiunge – non vuol dire che a livello locale non si abbiano casi gravi che rischiano di portare a saturazione i nostri letti di terapia intensiva con pazienti nostri, visto che i trasferimenti da altri ospedali sono pochi».

«Questa mattina – incalza il primario della Rianimazione, Gian Paolo Castelli – abbiamo tre ricoverati, tutti non vaccinati. Nelle ultime ore ne abbiamo avuti anche sei, tre dei quali trasferiti in Utir, reparto di semi intensiva respiratoria che oggi vede 5 ricoveri su 5 letti in totale. L’età media dei nostri ricoverati è 51-52 anni e non vediamo un vaccinato da mesi. Inoltre da inizio pandemia abbiamo avuto solo un caso accertato di evento avverso al vaccino. E vi do un ultimo dato, ieri mattina in Lombardia nelle Rianimazioni erano occupati 57 letti su un totale di 70, in pratica il tasso di occupazione è già all’80%».

In Malattie Infettive al Carlo Poma i ricoverati per Covid ieri erano 17 su un totale di 20 posti letto riservati ai pazienti affetti da Coronavirus. Il reparto ha poi altri 4 letti per altre patologie. «Il 90% dei nostri pazienti – spiega il primario Salvatore Casari – non è vaccinato e ogni giorno facciamo battaglie per convincerli a vaccinarsi. C’è chi ha solo paura e chi invece è su posizioni che francamente faccio fatica a capire. Sui primi c’è margine, sui secondi temo di no».

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