Mantova, allarme nelle Rsa: mancano 50 infermieri e i reclutati in Perù non riescono a partire

Per ovviare alla cronica carenza e alla fuga nel pubblico si ricorre al personale straniero: ma la burocrazia blocca tutto

MANTOVA. La metà ha già prenotato il biglietto aereo per l’Italia ma quasi sicuramente dovrà posticipare la partenza. E non sarebbe nemmeno la prima volta.

Sono gli infermieri peruviani – 23 in tutto – che le Rsa mantovane aderenti alle due associazioni Apromea e Uneba attendono da tempo per rinforzare i loro organici ridotti per tre motivi: la sospensione temporanea di qualche dipendente no vax, la fuga nel pubblico impiego – dove la busta paga è più pesante – e l’ormai cronica carenza di operatori sanitari sul mercato del lavoro.

Paolo Portioli, direttore generale della fondazione Mazzali, associata Apromea, spiega che l’eccessiva burocrazia sta rallentando l’arrivo di forze fresche in un momento in cui c’è grande bisogno: «Qualche sospensione nei confronti dei non vaccinati c’è stata anche da noi, ma sono numeri piccoli. Però, in un periodo in cui il personale ha approfittato delle assunzioni nei pubblico per la pandemia anche uno o due che se ne va incide su una carenza di personale nelle Rsa che è cronica. I nostri contratti sono meno vantaggiosi e appena si apre uno spiraglio nel pubblico impiego se ne vanno».

Alla luce di questa necessità urgente di reperire nuovo personale, Apromea e Uneba si battono per far arrivare a Mantova i 23 infermieri peruviani.

«Queste persone hanno già il biglietto aereo in mano – sottolinea Portioli – ma non si riesce a farli arrivare in Italia per ragioni burocratiche. Nulla osta, visti, documenti di laurea, traduzioni, insomma non si riesce a definire la documentazione per farli partire. Per i primi undici avevamo ipotizzato l’arrivo il 28 settembre, ma temo che dovremo rimandare. L’altro gruppo di dodici speriamo possa arrivare entro ottobre. Abbiamo spedito i contratti e alcuni di loro si sono dimessi dal posto di lavoro. Abbiamo chiesto un incontro urgente con la prefettura per chiedere aiuto».

Il dirigente del Mazzali spiega che l’arrivo di questi 23 infermieri dal Perù darebbe una boccata d’ossigeno ma non riuscirebbe comunque a sanare una situazione molto delicata. «Se arrivano tutti la media è di uno per ogni Rsa, che è meglio di niente, ma nel nostro territorio ne mancherebbero almeno altrettanti».

Mara Gazzoni, presidente Apromea, parla di situazione pesante: «Abbiamo allertato anche i sindaci, ai quali abbiamo chiesto di essere ricevuti. Le maggiori difficoltà ce le hanno le strutture più piccole, dove rischiano di saltare alcuni servizi. In tanti paesi i centri diurni restano ancora chiusi e sono realtà importanti per le famiglie».

Anche il presidente di Uneba, Adriano Robazzi, conferma la carenza di infermieri nelle Rsa del territorio: «Ne manca almeno una cinquantina – sostiene – ma il problema viene da lontano. Come tutti sanno il mercato ne offre pochi per i numeri chiusi nei corsi di studio. E pensare che è un posto di lavoro sicuro. Ma c’è tanta competizione internazionale e quindi molti vanno in Svizzera e Germania dove gli stipendi sono nettamente più alti. Prima con il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego il privato attirava, ora diventa più difficile. In più abbiamo molto personale avanti con l’età, personale di esperienza, ma c’è bisogno anche dei giovani».

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