Contenuto riservato agli abbonati

E il sindaco aggirò la legge ma per salvare una famiglia

Represented by ZUMA Press, Inc.

Canneto sull’Oglio. Nel 1991 Borzi si accordò con i carabinieri per dare una casa e un lavoro a una coppia di migranti con figli. Ricorda il caso di Riace: ma il mantovano usò soldi suoi

CANNETO SULL’OGLIO. «C’era una volta, in un piccolo paese dell’Alto Mantovano, un sindaco democristiano. Era da poco caduto il muro di Berlino. L’8 agosto 1991 al molo di levante del porto di Bari era attraccata la nave Vlora, carica all’inverosimile di ventimila migranti albanesi». La favola, che parte dall’arrivo di quella nave, a cui seguirono tante altre scialuppe, oggi, trent’anni dopo, è più attuale che mai, al netto dei tempi e delle modalità.

Oggi il sindaco di un piccolo paese della Calabria, Riace, per aver provato a dare corpo e cuore a quella favola, per la legge dovrà scontare una pena di più di 13 anni di carcere. In quegli anni Novanta, l’allora sindaco di Canneto, Giuseppe Borzi, scomparso nel luglio 2016 a 77 anni, salvò una famiglia di immigrati albanesi. È Nicola, il figlio di Borzi, giornalista del “Fatto quotidiano” a raccontare per la prima volta questa storia di cuore e tenacia, che i suoi genitori vollero tenere chiusa nel cassetto per tutta la vita. Un segreto mai uscito dalle loro bocche. Che ora, Nicola, alla luce di quanto è accaduto nel tribunale calabrese, si sente di svelare.

Il sindaco, suo padre, non salvò loro solo la vita, ma salvò la loro dignità e offrì una sponda a cui aggrapparsi per costruirsi un futuro, in questo piccolo paese. Per lasciare insieme questa famiglia, non applicò la legge che lo avrebbe costretto a denunciarli. Mescolò le carte, dando un calcetto alle norme e alla burocrazia per un inattaccabile senso di giustizia. Borzi venne a sapere che un delinquente teneva segregata in un garage di Canneto, il comune che lui era stato chiamato ad amministrare, il suo paese, senza riscaldamento, né acqua, né i servizi minimi, una famiglia di immigrati albanesi di quattro persone: il padre, che il delinquente faceva lavorare in nero pagandolo una miseria, la madre e due bambini ancora molto piccoli. Erano immigrati irregolari: quindi, se fossero stati scoperti, il loro destino sarebbe stato il rimpatrio nella terra che avevano deciso, con la morte nel cuore, di lasciare.

Il sindaco non poteva permetterlo, non nel suo paese: così andò alla caserma dei carabinieri e strinse un patto tra gentiluomini, un gentleman agreement, per evitare che la famiglia venisse individuata e rispedita in quella che non potevano più chiamare casa.

Subito, insieme alla moglie, Maria Giovanna Capelli, scomparsa un mese fa, attivò le strutture parrocchiali per trovare loro una vera casa. Ottenne per il padre un altro lavoro. Si attivò con la prefettura, per capire come farli uscire dalla clandestinità. Poi fece carte false, nel senso letterale.

Grazie a un escamotage fece uscire il padre dal paese, lo mandò in Albania per poi farlo rientrare con un lavoro e la possibilità di avere il ricongiungimento familiare. Dopo qualche settimana la famiglia potè così ufficialmente emergere dall’irregolarità e ottenere un permesso di soggiorno, vivere alla luce del sole. I bambini poterono andare a scuola senza timori di essere fermati. Nessuno ha fermato la loro corsa verso il futuro.

Marko, che ha 29 anni, si è laureato ed è consulente aziendale per la sicurezza sul lavoro, ed è al secondo mandato di presidenza della Pro Loco di Canneto. Sua sorella, 27 anni, è una pasticcera. Il padre è morto da qualche anno, dopo aver lavorato sempre come operaio in un’azienda agricola di Piadena. «Giuseppe Borzi ci ha aiutato tanto, e per tanto tempo. È nata un’amicizia con tutta la famiglia che non si è mai interrotta» racconta Marko Hajdari.

Ma quel sindaco avrebbe potuto subire la stessa sorte di Mimmo Lucano. Con una differenza, per la legge sostanziale: «Mio padre non spese un euro del Comune, immaginando che questo avrebbe compromesso la riservatezza di tutta l’operazione e non voleva usare i soldi di tutta la comunità, composta anche da persone che non sarebbero state d’accordo con la sua decisione. Usò soldi suoi. Quelli che Lucano non aveva» vuole precisare Nicola. 

Video del giorno

Metropolis/13, Folli: "Se fossi Salvini ci penserei due volte a candidare Casellati"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi