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Green pass coi tamponi, dal 15 rischio caos

Francesco Fotia

Ormai vicino l’obbligo al lavoro. Allarme Cgil: sistema già saturo. Federfarma conferma: le farmacie da sole non ce la fanno

MANTOVA. Farmacie mantovane già in overbooking di prenotazioni tamponi almeno per il prossimo mese e mezzo con decine di impiegati e operai che corrono il pericolo di non potersi presentare al lavoro. Ormai mancano meno di dieci giorni al green pass obbligatorio per dipendenti pubblici e privati e con il sistema tamponi a un passo dallo stallo dal 15 ottobre nelle aziende si rischia il caos. Ad accendere i riflettori sull’ennesima emergenza nell’emergenza è il segretario generale della Filctem Cgil Michele Orezzi: «Il decreto del governo che ha voluto escludere l’obbligo vaccinale ma ha portato l’obbligatorietà del green pass, provvisorio da tampone o duraturo da vaccino, sui luoghi di lavoro è pieno di contraddizioni che abbiamo da subito evidenziato: il primo cortocircuito visibile in queste ore è che il sistema dei tamponi rapidi è già saturo. E purtroppo non sarà l’unico problema da gestire nelle prossime settimane». La questione, spiega il sindacalista, è che «il sistema fornito delle farmacie della nostra provincia è di indubbia qualità professionale, ma già oggi non riesce a garantire la calendarizzazione delle prenotazioni ad operai ed impiegati non vaccinati nelle prossime settimane».

A confermare l’allarme è lo stesso presidente di Federfarma e vicepresidente dell’Ordine dei FarmacistiMarco Cavarocchi: «Le farmacie sono una delle strutture che dovrebbe eseguire i tamponi, nella nostra provincia su 140 circa la metà si è messa subito a disposizione, non tutte possono perché non hanno personale sufficiente per garantire il servizio ma gli altri faticano a far fronte al flusso che si sta creando». Un flusso non da poco se si pensa che le stime nazionali dicono che nell’industria non è vaccinato un lavoratore su cinque. «Ci sono colleghi che hanno già tutto prenotato per un mese e mezzo – rincara Cavarocchi – Il vero problema è che se lo Stato decide l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro allora dovrebbe garantire non solo le forniture di tamponi ma anche strutture pubbliche per eseguirli perché noi non ce la facciamo. Come sempre ci siamo messi a disposizione, ma farmacie e laboratori non bastano a reggere un impatto di questo tipo che doveva essere previsto». Se da un lato per chi è sprovvisto di green pass scatta la contestazione per assenza ingiustificata sul lavoro e perdita dello stipendio fino alla messa in regola, dall’altra il costo del tampone seppur calmierato rischia inoltre per molti di non essere a lungo sostenibile. E non è neppure l’unico nervo scoperto sui nuovi obblighi previsti dal decreto legge del 16 settembre. Riferisce Orezzi anche di «un ritardo diffuso delle aziende negli aggiornamenti dei protocolli Covid: spesso la controparte è arrivata ai primi incontri con le Rsu/Rls con interpretazioni distorte del provvedimento sul green pass. Per esempio la centralità dei medici aziendali non sempre viene riconosciuta, c’è molta confusione che non sta aiutando a raggiungere quello che deve essere l’obiettivo di tutte le parti coinvolte cioè la maggiore sicurezza di tutti sul luogo di lavoro».

Insomma «l’impressione è che ci sia stata una sottovalutazione della questione da parte del governo sul provvedimento e sulle sue conseguenze – conclude il segretario della Filctem – e ora il rischio è di non arrivare tutti pronti per il 15 ottobre e purtroppo di avere ripercussioni anche sull’organizzazione del lavoro di molte aziende: e questo davvero nessuno, né aziende né lavoratori, se lo può permettere».

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