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I sindacati e la sfida del turismo a Mantova: «Noi, tenuti fuori dalla Cabina»

La denuncia della Uiltucs: «Settore strategico che impiega migliaia di lavoratori, paradossale che il Comune abbia coinvolto soltanto le associazioni datoriali»

MANTOVA. «È come fare un film senza la cinepresa». Il paragone è del responsabile territoriale della Uiltucs Uil, Daniele Grieco, e visto che di cabina di regia si parla, l’immagine è calzante. Il tema, prezioso per Mantova, è quello del turismo. Guai ad andare in ordine sparso, sovrapponendo l’offerta e atomizzando l’ospitalità: di coordinare la materia si è incaricato il Comune, che ha imbarcato nell’impresa Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confagricoltura, Coldiretti, Consorzio Verdi terre d’acqua, la Strada dei vini e dei sapori mantovani, la Strada del riso. I sindacati? Non pervenuti. Appunto.

«Riteniamo paradossale che in una cabina di regia dedicata al turismo, alle politiche di rilancio di un settore così strategico per la città, manchi il primo anello, quello che regge la catena. L’anello dei lavoratori» scandisce Grieco. Ammonisce il responsabile della Uiltucs che «è impensabile programmare alcunché senza il coinvolgimento delle parti sociali, perché i lavoratori hanno diritto di conoscere le evoluzioni del settore anche a livello di occupazione. Parliamo di migliaia di persone impiegate nei pubblici esercizi, nella ristorazione e nelle strutture ricettive».

Ricorda Grieco di quando nel 2017 aveva chiesto alle associazioni di categoria di ripartire con i lavoratori la ricchezza generata da Mantova capitale della cultura, 1,7 milioni di euro soltanto tra gennaio e settembre 2016. La proposta era stata agganciata a una richiesta formale d’incontro. Risposte ricevute? «Zero – ripete oggi il responsabile della Uiltucs – Ecco, a maggior ragione adesso, che occorre rimettere in marcia il turismo, il Comune dovrebbe allargare il tavolo alle parti sociali. Non possiamo essere tenuti fuori dalla cabina di regia».

La Uil sollecita a seguire l’esempio di altre province, dove cabine e tavoli con analoghi obiettivi di promozione turistica già coinvolgono i sindacati. Una falla, questa mantovana, di cui Grieco non si capacita: per lui era scontato che i rappresentanti dei lavoratori fossero interpellati e informati sin dall’inizio.

Tanto più che il settore è delicato, esposto com’è al rischio di lavoro grigio (per sfumare il nero): «Senza generalizzare, potremmo riempire le cronache raccontando ciò che succede – riferisce il sindacalista – Dobbiamo pretendere e promuovere la buona occupazione, con tutti i diritti riconosciuti e l’applicazione concreta delle regole contrattuali. Per questo ho trovato ipocrita il dibattito dei mesi scorsi sulla fatica di trovare camerieri disposti a lavorare».

Settore tartassato, quello del turismo, che come e più degli altri ha sofferto della pandemia, con i lockdown a singhiozzo, la mobilità sospesa, i confini di colpo invalicabili, il timore che ancora governa e frena gli spostamenti.

«I contraccolpi della pandemia si riverbereranno sul settore ancora per mesi e mesi – avverte Grieco – Anche per questo dobbiamo essere ammessi nella cabina di regia». Perché senza cinepresa non può esserci alcun film.

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