Mantova, discarica abusiva in un capannone: sequestrate 72 tonnellate di rifiuti

Il Comune ha ordinato la rimozione della spazzatura che si trova nell’immobile in via caduti di via Fano a Virgiliana

MANTOVA. Un capannone con all’interno 72 tonnellate di rifiuti e altri 200 metri cubi di spazzatura stoccati nel piazzale esterno. Ad individuarlo a Mantova, in via Fano a Virgiliana durante un normale servizio ispettivo, nel marzo scorso, sono stati i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Brescia. Subito è partita la segnalazione in procura che ha disposto il sequestro dell’immobile.

Agli uffici del Comune capoluogo il rapporto è stato trasmesso in giugno e venerdì scorso è seguita l’ordinanza del sindaco Palazzi che impone al proprietario e a chi lo aveva preso in comodato d’uso di rimuovere i rifiuti, smaltirli e ripristinare il luogo contaminato dopo aver predisposto un apposito piano.

Nell’ordinanza non si indica l’ubicazione dell’immobile e nemmeno i nomi dei destinatari del provvedimento. Il Comune si giustifica dicendo che ad imporre la massima riservatezza è la procura che sta indagando sulla vicenda. Fatto sta che sette mesi dopo si viene a sapere che a Mantova esiste una discarica abusiva, con un quantitativo considerevole di rifiuti che va rimosso al più presto.

I carabinieri del Noe tranquillizzano dicendo che non ci sono rischi di contaminazione e che si attende l’ordine del magistrato per spiegare quanto è successo (difficile, al momento, ipotizzare un traffico illecito di rifiuti, come spesso emerge in casi analoghi, oppure altro). Dentro al capannone, secondo l’ordinanza, ci sono 72 tonnellate di «rifiuti abbandonati di varia natura tra cui tessili, cascami di pellami in Wet Blue (un prodotto della pre concia ottenuto con un processo chimico, ndr.), plastica, gomma e imballaggi di materiali misti». Nel piazzale esterno, invece, in una porzione d’area sono accatastati «alla rinfusa altri rifiuti di varia natura» simili a quelli rinvenuti nel capannone, «oltre a diversi pallets in legno, rifiuti elettrici ed elettronici, per un quantitativo stimato in 200 metri cubi».

Dall’ispezione dei militari è emerso che il capannone «non era provvisto di alcuna autorizzazione alla gestione, stoccaggio o trasporto di rifiuti speciali, sia pericolosi che non». L’immobile risulta di proprietà di un Fondo di investimento immobiliare che il 18 luglio 2018 lo aveva dato in comodato d’uso ad una non precisata associazione. Quel contratto era preliminare ad un altro di compravendita stipulato lo stesso giorno. Il presidente dell’associazione il 2 settembre scorso si è detto pronto ad intervenire, ma quando i rifiuti saranno dissequestrati. Il Comune ha invece emesso l’ordinanza che obbliga sia lui che il proprietario ad intervenire entro 60 giorni con un piano di rimozione e smaltimento e a rimuoverli entro 30 giorni dall’approvazione del piano o entro 30 giorni dal dissequestro.

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