Treni, rabbia pendolare: «Guasti a raffica e la Regione rifiuta di incontrarci»

Dalle sbarre difettose alle porte bloccate: tornano i disservizi. La denuncia: «Da metà settembre situazione insostenibile»

MANTOVA. Porte bloccate, passaggi a livello capricciosi, scambi ammutinati e la solita condanna del binario unico, che tutti i guasti amplifica. La ferrovia Mantova-Milano sembra essere ripiombata nell’evo pre-Covid, nonostante sui treni si stia ancora larghi: tornano a denunciarlo pendolari e lo ammette l’assessore regionale Claudia Maria Terzi, che, forse per la prima volta, alza pubblicamente la voce con Trenord. La società che gestisce il trasporto ferroviario in Lombardia su incarico della stessa Regione, che ne è pure socia e starebbe predisponendo un affidamento diretto per altri dieci anni.

«Siamo alle solite – conferma Matteo Casoni, del comitato di pendolari InOrario – nelle ultime settimane si stanno moltiplicando i guasti alla linea e al materiale rotabile. La manutenzione fa acqua, non puoi pensare di risolvere un problema facendo partire un treno a martellate. A cosa mi riferisco? Ci sono treni che viaggiano per cinque/sei giorni di fila con le porte che non funzionano e i ritardi che si accumulano. Che poi il nostro problema principale è sempre il solito, il binario unico fino a Codogno, lungo il quale ogni guasto si ripercuote in modo esponenziale».

Riferisce Casoni che la situazione si è aggravata da metà settembre: «Se prima gli episodi si verificavano con una frequenza di due/tre alla settimana, adesso si ripetono al ritmo di due/tre al giorno, in fascia morbida e anche negli orari di punta».

Se il malumore non è esploso è solo perché i treni sono pieni a metà rispetto al traffico pre-Covid – la stima di InOrario è del 60% – un po’ per il timore residuo che ancora governa la quotidianità e le relazioni, e, soprattutto, perché in molte aziende si procede con lo smart working. Ma è soltanto questione di tempo: se non s’inverte la rotta, lo sconforto dei pendolari si ossiderà in rabbia.

Già adesso lo scontento punta verso la Regione: «Terzi ha rimesso in riga Rfi e Trenord? Se è vero ci fa piacere – commenta Casoni – ma saremmo più contenti se l’assessore riprendesse le riunioni del Quadrante sud, obbligo disatteso unilateralmente con la pandemia. Non che i comitati dei viaggiatori avessero chissà quale voce in capitolo, ma almeno era uno spazio di confronto. La Regione ha sospeso tutto, senza nemmeno pensare alla soluzione da remoto, in videoconferenza».

Morale, dopo una richiesta formale rimasta senza risposta, adesso i pendolari si sono rivolti al Comune di Cremona perché inviti al confronto Regione, Trenord ed Rfi. Magari così funziona.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Omnia Mantova - Toh, ci fu il Trecento

La guida allo shopping del Gruppo Gedi