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Il segretario generale mantovano Soffiati e l’attacco alla Cgil: «Il green pass non c’entra, i fascisti speculano sui disagi e le sofferenze»

Il segretario generale della Cgil Daniele Soffiati

L’analisi del segretario generale della Camera del lavoro di Mantova: «L’assalto alla nostra sede nazionale: un atto eversivo programmato»

MANTOVA. L’assalto di sabato scorso alla sede nazionale della Cgil è stato un atto eversivo che con il green pass non c’entra nulla: i fascisti speculano sui disagi creati e acuiti dalla pandemia tra la popolazione. Fascisti i cui movimenti vanno aboliti per legge per eliminare zone d’ombra. Mentre procede l’organizzazione dei pullman che sabato alle 5.30 partiranno dalla sede cittadina della Cgil (per partecipare chiamare il numero 0376-2021 o inviare un messaggio al 3357126597 o un’email a segreteriamantova@cgil.lombardia.it) per la manifestazione nazionale “Mai più fascismi” che si terrà alle 14 in piazza San Giovanni a Roma, il segretario generale della Camera del lavoro Daniele Soffiati analizza con la Gazzetta la gravità di quanto accaduto.

Partiamo dalla manifestazione di sabato: quanto è importante?

«La manifestazione del 16 ottobre sarà fondamentale: quello subito è stato un attacco non solo alla Cgil, ma alla democrazia. È proprio per questo che – oltre a Cisl e Uil, che si sono immediatamente adoperate per organizzare insieme a noi l’iniziativa con grande spirito di unità – parteciperanno tutte forze democratiche del Paese, che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione».

Cosa c’è davvero dietro l’assalto alla vostra sede nazionale? Perché hanno attaccato voi e non ad esempio il Parlamento?

«Quello che è successo sabato non ha nulla a che fare con il green pass. È stato un atto eversivo, programmato, sicuramente agevolato da qualcuno. Nei primi mesi del 1921, all’inizio del “biennio nero”, gli squadristi attaccarono prima di ogni altra cosa le Camere del lavoro e le Case del popolo. Per usare le parole di Pietro Nenni, il fascismo li mandò avanti “a spaventare la gente, a portare confusione”. L’obiettivo non era la Cgil ma uno dei principali presidi democratici: la casa dei lavoratori italiani».

Cosa salda secondo lei l’estrema destra con un movimento che inizialmente era almeno in parte spontaneo?

«L’anno e mezzo di pandemia che tutti abbiamo vissuto ha aumentato le diseguaglianze e determinato un impoverimento di vaste aree della popolazione. Ha creato sofferenze e contraddizioni che inevitabilmente hanno prodotto un disagio, su cui i fascisti speculano. La storia ci racconta che lo spontaneismo nei movimenti nazionali non esiste. Persone in buona fede credo che siano le prime ad essere arrabbiate per la strumentalizzazione e la prevaricazione che sono state messe in atto. Però questo non è un fenomeno solo dei giorni scorsi: sta avvenendo silenziosamente da mesi. Sabato scorso si è verificato solo l’inquietante atto finale, speriamo l’ultimo. E speriamo anche, almeno, che questo episodio serva a far sì che tutti abbiano più consapevolezza di quello che sta accadendo».

Forse la vostra posizione su vaccino e green pass non è risultata chiara sin dall’inizio, non crede? Inoltre, il 15 ottobre è fra tre giorni e i problemi sul tappeto sono rimasti...

«La Cgil ha messo al centro della propria azione, sin dall’inizio della pandemia, la salvaguardia delle persone. Nelle prime terribili settimane del virus ci siamo battuti per la chiusura delle attività non essenziali, e qui a Mantova siamo stati tra i primi in Italia a scioperare. Abbiamo contrastato le intese raggiunte a livello regionale che stabilivano arbitrariamente chi doveva entrare in fabbrica e chi no, abbiamo siglato e fatto applicare nelle aziende i protocolli per la sicurezza quando ancora nel Paese si viveva una situazione di caos. Abbiamo sempre sostenuto l’importanza fondamentale della vaccinazione, e da mesi ripetiamo che la vaccinazione obbligatoria è per noi la via maestra. La scelta del Governo di optare per il Green Pass anziché imporre l’obbligo vaccinale ha aperto contraddizioni e ha determinato conseguenze che già da settimane ci troviamo a gestire nei luoghi di lavoro, e che nei prossimi giorni – temo – emergeranno con ancor maggiore evidenza. Ma la Cgil in ogni posto di lavoro sta già cercando da settimane di gestire i cortocircuiti di queste scelte non concordate con i sindacati confederali».

Da più parti si chiede lo scioglimento di Forza Nuova e delle organizzazioni neofasciste, ma sarà sufficiente?

«Forse non sarà sufficiente, ma è un punto da cui non si può prescindere. L'impegno preso dal presidente Draghi di discutere dello scioglimento delle forze neofasciste è un segnale molto importante. Ci tengo in quest’occasione a ricordare che nel 2018 la Cgil con Anpi, Arci e altre forze democratiche fu la principale promotrice dell’iniziativa con la quale portammo in corteo, a Mantova, più di mille persone in risposta all’apertura di Casapound. Nel febbraio dello stesso anno era stata tenuta, a Roma, la grande iniziativa nazionale “Mai più fascismi”. Lo scioglimento delle forze fasciste non potrà mai fare a meno della consapevolezza e dell’impegno delle persone a esprimere i valori democratici, però serve a eliminare le zone d’ombra e di indifferenza».

Come giudica le reazioni all’assalto da parte di politica e industriali?

«Per ciò che riguarda Confindustria, mi hanno fatto piacere le parole di stigmatizzazione espresse lunedì sera, alla propria assemblea annuale, dal presidente Bianchi. Quanto a Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha detto: “non conosco la matrice”. Le stesse parole utilizzate da Mussolini dopo l’omicidio di Matteotti. Credo ci sia poco altro da aggiungere, per un partito che ha ancora la fiamma nel proprio simbolo e che candida dei Mussolini nelle proprie liste. Quanto alla Lega, come al solito Salvini gioca a far di tutte le erbe un fascio, dicendo di essere “contro tutti gli estremismi”, comunicando però, sin da subito, che il suo partito sabato non ci sarà. Chi non sarà orgogliosamente in piazza sabato a Roma avrà scelto da che parte stare: non dalla parte della Costituzione e della democrazia».

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