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Il sindaco di Mantova dopo l’omicidio in centro: «I controlli sono numerosi in città ma vorrei più agenti»

Palazzi esprime «sgomento» per l’accaduto: «I presidi delle forze di polizia sono costanti». Hotel e taxisti: «La zona da alcuni anni era diventata più tranquilla»

MANTOVA. «I controlli e i presidi delle forze dell’ordine sono costanti e numerosi, così come sono oltre 400 le telecamere messe in questi anni, grazie alle quali molte indagini sono state risolte in pochissime ore. Ma non c’è controllo che possa garantire la presenza fissa delle forze dell’ordine in ogni zona della città. Questo lo capisce chiunque». Non ci sta, il sindaco Mattia Palazzi, a dipingere Mantova come città poco tutelata sotto il profilo della sicurezza pubblica. Certo l’episodio di lunedì sera in via Bonomi è gravissimo: un omicidio in centro storico. La memoria va subito a quanto accaduto in zona Favorita qualche mese fa, con un giovane ammazzato brutalmente nel parcheggio dell’area commerciale. Il sindaco non vuole minimizzare, ma nel contempo sottolinea, anche rispondendo ai commenti comparsi sotto il post, che nella nostra città le forze dell’ordine ci sono e sono presenti sul territorio. «Tutte le pattuglie che ci sono, di tutte le forze di polizia, effettuano controlli ogni santo giorno in tutta la città – scrive Palazzi – Poi vorrei anch’io che lo Stato destinasse più uomini alla questura per ulteriori pattuglie, ma se si ha la volontà di chiedere e verificare i numeri dei controlli e servizi effettuati, oltre che i dati di omicidi nei capoluoghi, forse si avrebbe maggiore senso della reale situazione delle città, compresa la nostra».

Il post pubblicato dal sindaco, però, inizia affrontando quanto accaduto da un punto di vista differente. «Ciò che è successo nella zona di via Bonomi ha colpito tutti noi, un ragazzo ghanese di vent’anni è stato ucciso – si legge – Poco conta che entrambi (vittima e presunto responsabile, ndr) non fossero residenti a Mantova, venivano da altre città. Ciò che conta è che un ragazzo è stato ucciso e a prescindere dai motivi, che sono subito emersi con l’intervento dei carabinieri, l’unica reazione che possiamo avere è quella che si ha di fronte a una vita che viene tolta: lo sgomento e il dolore. Ho letto vari commenti che danno la colpa a me dell’accaduto e le solite generalizzazioni sugli extracomunitari. La pochezza di questi commenti e dei loro autori non merita nemmeno un secondo di attenzione».

La questione sicurezza, in ogni caso, preoccupa legittimamente chi lavora e vive in quella zona della città. Lo scenario in cui è avvenuto l’omicidio è quello delle strade limitrofe alla stazione Fs, dove fino a pochi anni fa si respirava aria pesante soprattutto di notte. Liti, aggressioni o più semplicemente molestie fatte da persone ubriache erano piuttosto frequenti, tanto da spingere i residenti a chiedere più volte (anche con petizioni) un giro di vite alle forze dell’ordine. «In realtà piazza don Leoni, da alcuni anni, è divenuta una zona tranquilla – spiega Doriano Aldrighi, presidente del consorzio taxi Cotama di Mantova – lunedì sera ero di servizio e ho visto l’ambulanza passare. Francamente ho saputo cosa era accaduto leggendo la Gazzetta online. Guardi, da quando è stato rapinato il nostro collega da due clienti poche settimane fa, stiamo molto attenti. Ma in questa zona la situazione è decisamente migliorata».

Lo sostengono anche all’hotel Bianchi. «Ultimamente sono ricomparsi sui gradini della stazione alcuni sbandati che passano la notte lì – dicono – ma non abbiamo assistito a risse o episodi violenti negli ultimi anni». L’episodio di lunedì sera, tuttavia, è troppo grave per non destare timori. «Ovvio che siamo preoccupati – dice Gianluca Bianchi, titolare dell’albergo Abc, davanti alla stazione Fs e presidente di Federalberghi – troppi episodi di violenza in città negli ultimi mesi. Certe persone andrebbero allontanate. Devo dire che il questore sta facendo un buon lavoro e che in effetti da quando i negozi etnici della zona chiudono alle nove di sera, gli ubriachi e più in generale gli sbandati, non ci sono più. Il problema è che molti di loro si sono trasferiti in altri punti della città. Ad esempio in quell’angolo buio alle spalle del Mamu. Dovrebbero mettere dei lampioni e togliere le panchine».

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