Si rialza l’argine a Scorzarolo: un metro oltre l’ultima piena

Dopo 70 anni, era considerato soltanto un “punto critico”, però bisognoso di un intervento da quasi un milione di euro: dalla primavera scorsa quel tratto di argine di maestro, fra Marcaria e Borgo Virgilio è chiuso per lavori dell’Aipo

BORGO VIRGILIO. Dopo 70 anni, era considerato soltanto un “punto critico”, però bisognoso di un intervento da quasi un milione di euro. Ma nel 1951, questo tratto di argine del Po, subito dopo lo sbocco dell’Oglio e la curva a novanta gradi che fa il grande fiume, proprio questo tratto tenne svegli molte notti tanti mantovani e non solo a Cesole, Buscoldo e Borgoforte. Se la piena avesse rotto l’argine maestro l’acqua del Po avrebbe allagato anche Mantova. Invece il grande ruppe nel Polesine a Occhiobello: circa cento morti e 180mila sfollati.

Dalla primavera scorsa quel tratto di argine di maestro, fra Marcaria e Borgo Virgilio è chiuso per lavori dell’Aipo, l’azienda interregionale per il Po. L’argine, chiarisce l’ingegner Luigi Mille, direttore dell’Aipo viene rialzato grossomodo di un metro rispetto, per semplificare, alla piena del Duemila, una di quelle in cui il livello salì di più. Chi andò a vedere, si ricorda l’acqua che correva vicinissima, quasi all’orlo dei terrapieni.

I lavori stanno per finire, e - salvo piogge ed meteo avverso – la strada arginale potrebbe riaprire per fine novembre: la carreggiata sarà allargata e portata a cinque metri, più uno per parte lasciato a verde.

Verso il fiume l’argine è stato soltanto rialzato, dal lato verso la campagna invece è stato rifatto tutto: la base e il pendio che attualmente si notano benissimo: terra ben pressata e linee geometriche precise. In poco tempo la natura prenderà possesso del pendio con erba, radici, arbusti, che daranno solidità al manufatto. All’opera vi vedono ruspe e camion carichi di ghiaia che avanzano lentamente pressando il terreno.

All’opera c’è la ditta Fea di Modena, mentre progetto e controlli sono del personale dell’Aipo. Il costo è di 960 mila euro, salvo ritocchi dovuti a imprevisti, che per ora sembrano esclusi o meglio minimi.

Camionate di terra… Nel 1951, invece, sotto piena, arrivavano sacchi di sabbia per alzare l’argine, allora molto più basso. Ma il Po cresceva e non bastavano. Così a salvare Mantova si offrì un giovane pescatore, Vico Maggi di Scorzarolo, che mise il suo corpo trattenuto da due amici perché il Po non se lo portasse per via, per fare da barriera in attesa dei sacchi che non arrivavano.

Borgoforte una decina di anni fa gli ha dedicato una strada vicino alla chiesa a Scorzarolo.

All’epoca, si pensò di conferirgli una medaglia d’oro. Ma il parroco si rivolse all’onorevole Momoli: Vico col lavoro di pescatore non può mantenere la figlia di sei anni. Ha bisogno di un lavoro sicuro e di un alloggio. Maggi infatti aveva perso la casa, che erano poche stanze, sventrate dalla piena, e che erano addossate all’edificio dove adesso c’è il ristorante Terrazza sul Po.

Roma, cioè il ministero dei lavori pubblici, capì. E Vico Maggi fu nominato guardiano nell’ultimo tratto dell’Oglio, con sede e residenza nel casello idraulico. La figlia studiò e divenne maestra.

Oggi a finanziare l’innalzamento dell’argine è stata la Regione Lombardia, subentrata al ministero in varie incombenze. L’Aipo controlla, progetta, esegue. Allo studio ci sono anche 37 nuovi cantieri, dalla sorgente al delta, per rinaturalizzare il Po. Ovvero abolire ove possibile quelle opere che lo hanno in più punti canalizzato, mentre il fiume deve poter alzarsi, abbassarsi e scorrere liberamente anche spostandosi all’interno della sua golena. Un grande progetto, pagato con il piano europeo, il famoso Recovery, con ricadute sulla sicurezza, l’ambiente e il turismo.Maria Antonietta Filippini

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