«Una sola Casa della comunità non può bastare per Mantova»

I consiglieri regionali di Pd e M5S critici sui progetti messi in campo. Fiasconaro: «Varrebbe la pena crearne un’altra nei comuni a nord della città»

MANTOVA. «Per Mantova, una Casa della comunità non basta». Fa già discutere la delibera approvata dalla giunta regionale alcuni giorni fa con la quale si definiscono le sedi fisiche di proprietà del sistema sanitario regionale ritenute idonee a diventare Case e Ospedali di Comunità.

I primi interventi sono dei due consiglieri regionali di opposizione, Antonella Forattini (Pd) e Andrea Fiasconaro (M5S). «Le sedi identificate in quella che è stata definita la fase uno sono già oggi poliambulatori o ospedali pubblici – sottolinea la Forattini – Per quanto riguarda la nostra provincia rimane una forte criticità sul distretto della grande Mantova, che conta 150mila abitanti e che vedrà un’unica Casa di Comunità pubblica. Poca cosa se vogliamo veramente ricostruire la medicina territoriale. L’auspicio è che nella fase due si veda realizzata la rete di presidi sanitari che dovrà garantire quei servizi territoriali al cittadino che oggi non sono strutturati».

«Riguardo al tema degli Ospedali e delle Case di comunità – fa sapere Fiasconaro – vale la pena precisare che tutto questo avviene grazie ai fondi del Pnrr. Fondi portati a casa grazie al grande lavoro di mediazione di Giuseppe Conte e di cui una parte andrà a finanziare la sanità e in particolare questi progetti. Regione Lombardia sta iniziando a mettere nero su bianco e a progettare il potenziamento della medicina territoriale dopo l’esperienza drammatica del Covid. Purtroppo, anche se parliamo di potenziamento in Lombardia si parte praticamente da zero, poiché negli anni passati la Lega ha di fatto smantellato la sanità e la medicina di prossimità. Smantellamento di cui abbiamo pagato le conseguenze durante le fasi più acute dell’emergenza Covid. Altre regioni potenzieranno la loro sanità territoriale, noi invece partiamo da zero perché di fatto tutto quello previsto nella delibera regionale sarà nuovo per la Lombardia e per la nostra provincia».

Il rappresentante 5 Stelle ammette che comunque si tratta di un primo passo e che sulla carta la fase uno appare abbastanza soddisfacente. «Tuttavia – fa presente – resta aperto il tema sulle risorse umane come medici di famiglia e infermieri, perché c’è un’evidente carenza e il problema va affrontato il prima possibile».

Anche per Fiasconaro una sola Casa della comunità a Mantova è troppo poco: «Varrebbe la pena crearne un’altra nei comuni a nord. Per esempio a Porto Mantovano, dove c’è già una proposta ribadita dal sindaco e appoggiata da vari consiglieri tra cui Renata Facchini (M5s) per riqualificare un edificio e adibirlo a Casa della comunità»

A margine, ma legato alla riforma sanitaria regionale, resta il tema dei distretti, uno ogni 100mila abitanti. Per il Mantovano quindi sarebbero solo quattro, ma con il documento sottoscritto recentemente da sindacati, sindaci e consiglieri regionali l’obiettivo è di portarli a sei.

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