A22, ok al salva-concessione. M5S: così a rischio i soldi promessi

Approvato in commissione l’emendamento che by-passa la gara europea

MANTOVA. È fatta. L’emendamento salva-concessione della A22 inserito nel decreto infrastrutture ha trovato la convergenza delle forze politiche in commissione congiunta Ambiente e Trasporti, e nei prossimi giorni si appresta ad approdare nell’aula della Camera. Poi toccherà al Senato, che dovrà convertire in legge il decreto entro il 9 novembre. Dettagli, a questo punto.

Il più è fatto. Ora si può affermare che c’è la soluzione per confermare la concessione trentennale all’attuale società pubblico-privata senza passare per la temuta gara europea: affidare la gestione dell’autostrada per 30 anni attraverso un project financing con cui il ministero delle infrastrutture metterà a gara un poderoso piano di investimenti di 6,5 miliardi proposto dalla stessa Autobrennero che, in caso di offerte uguali, avrà il diritto di prelazione.

Una soluzione di partenariato pubblico-privato che trova la contrarietà del deputato mantovano dei Cinque Stelle, Alberto Zolezzi. Lui fa parte della commissione Ambiente e l’altra sera è intervenuto per dichiarare il voto contrario del suo gruppo all’emendamento presentato da Raffaella Paita (Italia viva) e Alessia Rotta (Pd).

«L’unico gruppo politico di Mantova e d’Italia che ha votato contro, l’unico a essersi opposto a questo scempio che è l’emendamento delle relatrici Pd e Iv, anche presidenti delle commissioni ambiente e trasporti, è il Movimento 5 Stelle, visto che Dara della Lega era assente pur essendo membro della commissione ambiente – ha dichiarato Zolezzi il 26 ottobre – Siamo l’unico gruppo politico che non ha mai smesso di proseguire il lavoro di trasparenza sulle concessioni autostradali per ripubblicizzarne il più possibile, avere manutenzioni sicure, investimenti per i territori e pedaggi più bassi». E aggiunge: «Nessuno riconosce la paternità del testo approvato; persino l’ex ministro del Pd, De Micheli, l’ha definito confuso».

In commissione Zolezzi aveva illustrato i suoi due subemendamenti per escludere il ricorso al project financing: «Dal 2022 si darà spazio al project financing e ai capitali privati alla ricerca di profitti – aveva sottolineato in commissione – Questo comporterà due rischi: in primis, l’aumento dei pedaggi, la diminuzione degli interventi di manutenzione e la concreta possibilità di investire in inutili opere autostradali che rischiano di far fallire la società, invece di costruire opere compensative per il territorio.

In secondo luogo, aveva aggiunto, «chiederò ai nostri parlamentari in Europa di fare un’interrogazione per capire se può iniziare o meno una procedura di infrazione contro l’Italia dopo sette anni di proroga della concessione».

Il 26 ottobre Zolezzi si è soffermato anche su un terzo rischio, tutto mantovano: «Dove va il miliardo di euro destinato ai territori per opere di compensazione? Dove vanno i 160 milioni solo per Valdaro e la chiusura dell’anello tangenziale a Mantova (50 e 60 milioni, ndr)? A costruire cattedrali autostradali distruggendo il territorio padano già soffocato da gas e biogas, suppongo».

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