Biodiversità: ritorna nelle stalle di Goito la vacca dei Gonzaga

Grazie alla collaborazione fra Coldiretti e il Comune di Goito, è stata promossa una De.Co., una denominazione di origine comunale

GOITO. Dai Gonzaga alla strategia europea Biodiversity 2030. Non era facile unire la storia al futuro della zootecnia in un percorso di alcuni secoli che, tramite la valorizzazione della razza di bovini Bianca Val Padana, riporta nelle stalle di Goito un animale simbolo delle stalle della dinastia Gonzaga e, allo stesso tempo, promuove la biodiversità e lo sviluppo a livello locale di un animale se non in via di estinzione, numericamente poco consistente.

Grazie alla collaborazione fra Coldiretti - che da sempre ritiene la biodiversità un valore aggiunto da difendere e che oggi trova la piena condivisione da parte non solo dell’opinione pubblica e dei cittadini europei, ma anche delle istituzioni comunitarie – e il Comune di Goito, è stata promossa una De.Co., una denominazione di origine comunale, per coniugare la tutela della razza bovina, anticamente a triplice attitudine e oggi a duplice attitudine, allo sviluppo di una filiera tipicamente locale.

«Il progetto è partito oltre tre anni fa - racconta Fabio Mantovani, vicepresidente di Coldiretti e allevatore di vacche da latte, coinvolto direttamente nel rilancio della Bianca Val Padana “Goitese” - Il percorso è stato lungo e approfondito, perché abbiamo voluto indagare sulla storia dell’animale grazie alla collaborazione di Cornelio Marini dell’Accademia degli Scalchi. La scoperta che questo animale fosse quello allevato alla corte dei Gonzaga è stata una spinta ulteriore».

Il passaggio successivo ha coinvolto il Comune di Goito, che ha ritenuto interessante promuovere la De.Co., dal momento che vi è un altro elemento che caratterizza il territorio e che rende unico l’animale allevato: il ricorso all’alimentazione a fieno, grazie ai prati stabili. «Promuoviamo un’alimentazione slow per una crescita equilibrata della scottona, all’insegna di alimenti a chilometro zero - spiega Carlo Leali, allevatore di bovini da carne a Goito, da sempre attento a dialogare direttamente con le macellerie - È un modo per essere vicini alla comunità e alla storia di un territorio, con un prodotto di qualità ad alto valore aggiunto, che difende la biodiversità». Attualmente sono quattro gli allevatori di Coldiretti che aderiscono al progetto della Bianca Val Padana “Goitese”, alimentata a fieno dei prati stabili: oltre a Fabio Mantovani e Carlo Leali anche Barbara Greggio e Dario Geminiani. Per avere la bistecca nel piatto, però, bisognerà attendere la fine del ciclo di allevamento.

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