Quattro province vogliono il Tibre: appello a Draghi

MDG 2015

Documento comune firmato dai presidenti di Mantova, Verona, Parma e Cremona

MANTOVA. Quattro Province, Mantova, Verona, Parma e Cremona, che rappresentano più di 2 milioni di persone, 270mila imprese e tre regioni (Lombardia, Veneto e Emilia), insieme per perorare la causa del Tibre, l’autostrada che collegherebbe la A22 alla A15 e, quindi, il Tirreno al Brennero, e darebbe sollievo sia alle strade interne martoriate dal traffico pesante che all’economia. Lo hanno fatto ieri in una conferenza stampa via web in cui hanno illustrato il documento, sottoscritto anche da 26 parlamentari, «i nostri ambasciatori e sentinelle a Roma» (mancavano solo quelli dei Cinque Stelle), inviato al premier Draghi affinché ne tenga conto. Non nel Pnrr perché anche i tre presidenti Beniamino Morselli (Mantova), Mirko Signoroni (Cremona) e Manuel Scalzotto (Verona) e il vicepresidente di Parma, Giuseppe Delsante, sanno che i fondi europei vanno usati solo per idrovie e ferrovie; ma proprio per questo sul Tibre potrebbero essere dirottate le risorse che si libererebbero altrove.

«Servirebbero dai 2 ai 2 miliardi e mezzo», è stato detto, per costruire quell’autostrada da 84 chilometri che da Nogarole Rocca si staccherebbe dalla A22 per ricongiungersi alla A15, a Fontevivo, nel parmense, dopo aver attraversato i territori di Verona, Mantova e Cremona. Un’autostrada di cui il primo tratto, 12 chilometri nel Parmense, è già stato realizzato, ma che poi si è fermata e che tra Bozzolo e Marcaria dovrebbe incrociare la Mantova-Cremona, con cui avrebbe 8,5 chilometri in comune. Ma anche questa autostrada ancora non c’è, «e ne lamentiamo la mancanza», ha ricordato Signoroni. «Tenere vivo l’impegno per il Tibre – ha proseguito – può contribuire a sviluppare al meglio i nostri quattro territori e creare lavoro». Per Delsante «il Tibre sarebbe la soluzione ottimale per alleggerire le strade dal traffico pesante diretto al Brennero e che passa per i nostri paesi». Un’alleata nella battaglia per l’autostrada è Verona: «Il Tibre – ha detto Scalzotto – sta diventando espressione di buona politica e buona amministrazione perché su di esso stanno lavorando amministratori di aree politiche diverse».

Il Tibre, però, non è solo asfalto, è anche binari e acqua. È il corridoio Brennero-Tirreno inserito nella rete italiana Ten-T europea, composta da ferrovia, navigazione fluvio-marittima (Mantova sarebbe al centro con il porto di Valdaro), traffico stradale e autostradale. «Daremmo risposte – ha detto Morselli – sia alle imprese in termini viabilistici e di trasporto delle merci che ai nostri cittadini togliendo il traffico dalle strade provinciali che non sono state fatte per sopportare quel carico». I fondi del Pnrr potrebbero essere utilizzati per completare, elettrificandolo, il Tibre ferroviario e per risolvere le strozzature dell’idrovia padano-veneta, suggeriscono i presidenti.

Tutti, quindi, sono d’accordo su un punto: «Il costo, infrastrutturale e ambientale, di non realizzare il Tibre è più alto del non fare nulla». «Aspettiamo una risposta da Draghi – ha aggiunto Morselli –. I 27 parlamentari saranno le nostre sentinelle a Roma, coloro che nei luoghi della politica porteranno l’attenzione su questa opera. E contiamo sul sottosegretario Tabacci, il primo presidente dell’Autocisa che doveva costruire il Tibre. Anche lui sarà un nostro ambasciatore. Abbiamo anche informato i governatori delle tre Regioni e abbiamo chiesto loro di sostenerci nell’ambito della conferenza Stato-Regioni». Insomma, come ha concluso Scalzotto, «avanti tutta» sul Tibre autostradale, e riparlarne dopo 30 anni, hanno fatto eco tutti all’unisono, «è urgente, moderno e rivolto al futuro». Non si può più aspettare.—

Sa.mor.

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