Sindaci più ricchi e giunta in Provincia: ecco le due riforme

Alessandro SerranoÕ

In Finanziaria pronti 220 milioni per aumentare le indennità. In Senato si discute del ritorno degli assessori col presidente

MANTOVA. Fare il sindaco tra un po’ potrebbe dare qualche soddisfazione economica in più, e qualche responsabilità in meno, rispetto a oggi. È in discussione, infatti, in commissione Affari costituzionali del Senato un disegno di legge, proposto dal governo, che riforma il testo unico degli enti locali e che prevede nuove funzioni per gli amministratori. Parallelamente, in sede di manovra finanziaria per il prossimo anno, ci si sta confrontando anche sulla necessità di aumentare le indennità di sindaci e assessori ferme dal 2000. Si parla di 220 milioni in tre anni pronti per finanziare “stipendi” più elevati.Con la questione dei soldi va avanti quella della revisione degli enti intermedi, città metropolitane e Province su tutti. In particolare, il disegno di legge su cui si sta discutendo (la bozza è stata elaborata dal ministero dell’Interno) punta a ridisegnare le Province bistrattate dalla riforma Delrio del 2014. L’idea è quella di ritornare all’assetto pre riforma, con tanto di giunta da affiancare al presidente. Si parla di tre assessori per le Province al di sotto del milione di abitanti (è il caso di Mantova) e di quattro al di sopra del milione di abitanti. Anche gli assessori, nominati dal presidente ed “esterni”, riceverebbero un’indennità che non dovrà, però, essere superiore al 50% di quella prevista per gli assessori del Comune capoluogo di provincia.

Il numero dei consiglieri dovrebbe rimanere lo stesso (per Mantova è di dodici), ma cambierà la durata di presidente e consiglio provinciale, equiparata per tutti a cinque anni, mentre adesso i consigli durano in carica due anni e il presidente quattro. Il corpo elettorale che eleggerà consiglio e presidente (possono candidarsi ancora solo i sindaci) resta formato dai sindaci e dai consiglieri comunali (con voto ponderato, cioè in base al numero di abitanti del Comune). Su questo punto, però, la discussione è aperta e non è escluso che torni in auge un’altra proposta: quella di far eleggere il presidente dai cittadini e il consiglio provinciale dagli amministratori. Altre novità consistono nella data del voto, che dovrà avvenire in una domenica di ottobre, e nel sistema di voto che cambia radicalmente: a sostegno di ciascun candidato presidente ci sarà una sola lista e quella che vince si porterà a casa il 60% dei seggi.

La riforma punta anche ad abrogare l’incandidabilità a membro del Parlamento per i presidenti delle Province e dei sindaci con popolazione superiore ai 20mila abitanti (eventualmente, il caso di Mantova). Cambierebbero anche le funzioni di sindaci e presidenti che non avrebbero più responsabilità nella gestione amministrativa dei loro enti, ma rimarrebbero solo i verificatori della rispondenza dell’attività amministrativa e degli indirizzi politici impartiti. Tutta la responsabilità della gestione amministrativa e dei risultati passerebbe ai dirigenti. Sul fronte delle indennità dei sindaci, in commissione affari costituzionali si era partiti dalla proposta di parametrarle alle indennità dei parlamentari per poi trovare l’accordo su quelle dei governatori delle Regioni. E così, la base di calcolo partirebbe dai 13.800 euro lordi al mese fissati per i presidenti di Regione.La somma piena spetterebbe solo ai sindaci dei Comuni capoluogo delle città metropolitane, mentre agli altri si andrebbe a scalare in base alla popolazione.

Per quelli come Mantova, capoluogo di provincia sotto i 100mila abitanti, l’indennità sarebbe del 70% di quella dei governatori regionali: per il sindaco di Mantova significherebbe passare dagli attuali 4.374,10 euro lordi al mese (per 12 mesi) a 9.660 al mese. Ma non subito: in misura graduale nel 2022 e nel 2023 e permanente nel 2024. Gli assessori, nel nuovo schema, subirebbero un effetto trascinamento e si vedrebbero aumentare anche le loro indennità in misura parametrata (ancora da definire) a quella del primo cittadino. Aumenterebbero le indennità anche per i sindaci dei Comuni più piccoli: del 19% per quelli fino a 3mila abitanti, del 23% da 3.001 a 5mila abitanti, del 29% da 5.001 a 10mila abitanti e del 30% da 10.001 a 30mila. Percentuali che, però, come altre norme della legge, potrebbero cambiare nel corso della discussione che si prevede molto tesa e lunga .

Video del giorno

Metropolis/13, Folli: "Se fossi Salvini ci penserei due volte a candidare Casellati"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi