La Toto adesso aspetta il Po, riaperto il vecchio ponte di San Benedetto

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Operata la messa in sicurezza della campata in vista della crescita del fiume. Oggi cantiere in stand-by. Ma, una volta passata, la mini piena potrebbe aiutare

SAN BENEDETTO PO. Dalle 14 di ieri (2 novembre) la provinciale Romana è stata riaperta, nel tratto che coincide con il vecchio ponte sul Po. Sono rientrate in funzione anche le vecchie strettoie che limitano dimensioni e peso dei veicoli in entrata sulla struttura, precauzione che ormai vige quasi da dieci anni, cioè da quel maggio 2012 quando il terremoto inferse un altro colpo al ponte già dalla stabilità compromessa.

Un ritorno al passato, che era previsto e che avrebbe dovuto comunque esserci. Solo che quelle strettoie sanno già di vecchio rispetto alla avveniristica struttura che sta nascendo sui lati del Grande Fiume. E l’attenzione di tutti, ieri, era naturalmente concentrata proprio sull’evolversi della situazione per il nuovo ponte, dopo la brusca retromarcia nelle operazioni di varo della prima campata, quella costruita sul lato di San Benedetto, riportata d’un tratto verso la riva per i timori legati all’innalzamento dei livelli del fiume.

Il Po nelle prossime ore è destinato a crescere a causa delle precipitazioni. Dunque, era rischioso portare a termine la sistemazione del primo pezzo del nuovo ponte, agganciandolo in pieno alveo di un fiume a portata libera e in rapida crescita, facendo affidamento su una struttura galleggiante. Da lunedì pomeriggio a ieri mattina, dunque, si è proceduto alla messa in sicurezza del cantiere in vista di qualche giorno di sosta, augurandosi che duri il minor tempo possibile. Alle 14, con lo spostamento della chiatta, le operazioni si potevano dire concluse e la Provincia ha così potuto disporre la riapertura della Romana.

Da oggi inizia la vera attesa. Gli occhi di Provincia, Toto costruzioni e Fagioli sono puntati sulle previsioni meteo e sui dati rilevati dal Grande Fiume. Di certo oggi il cantiere sarà a riposo, lo stesso probabilmente accadrà domani. Ma quando dovrebbe durare questo stand-by, dagli inevitabili costi aggiuntivi? «La verità è che adesso dipende tutto dal Po» sintetizza il sindaco di San Benedetto, Roberto Lasagna. Sarà il Grande fiume a gonfiarsi (anche se non si attende una vera e propria piena), e poi a stabilizzarsi. Da oggi, stimano dall’Autorità del Po, ci potrebbero volere almeno due giorni a “calmare le acque”. Poi però, una volta superata questa fase di mini-piena, la crescita dei livelli del fiume potrebbe paradossalmente rivelarsi benefica, facilitando le operazioni di varo (per quali è necessario un fiume non troppo in magra). Operazioni che, una volta riprese, non dovrebbero richiedere di nuovo tutto il tempo stimato per l’intera operazione.

La decisione su quando riprendere le operazioni, comunque, compete alla Toto e alla Fagioli trasporti di concerto con la Provincia, che rimandano alle prossime ore per ogni novità.

E il paese? Si limita a osservare, diviso tra opinioni contrastanti. C’è la consapevolezza che è la prima volta a livello mondiale che si compie questo tipo di operazione, cercando di mettere il collare a una forza della natura come il Po, indomabille e imprevedibile. Dunque, serve clemenza. Dall’altro i vecchi saggi sorridono a vedere il top dell’ingegneria aver preso male le misure a una stagione tradizionalmente piovosa.

Ad ogni modo, è stato importante per tutti il ritorno alla normalità per quanto riguarda la viabilità sul ponte, via di comunicazione fondamentale per l’economia.

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