Quale lavoro smart dopo l’emergenza? La mantovana Variazioni srl in audizione alla Camera

La Ceo della società mantovana alla commissione Lavoro: «La legge non va cambiata, ma servono incentivi fiscali»

MANTOVA. «Diffondere il vero smart working senza toccare la legge 81/2017, ma introducendo incentivi fiscali e promuovendo di una nuova cultura del lavoro»: mentre è in corso il confronto tra governo e parti sociali su come disciplinare lo smart working del dopo emergenza sanitaria, a difendere in Parlamento la normativa vigente è la mantovana Variazioni Srl convocata in audizione il 26 ottobre davanti alla XI Commissione Lavoro della Camera nell’ambito dell’esame delle proposte di legge in materia di lavoro agile e a distanze. «Non abbiamo dubbi nell’affermare che la legge 81 del 2017 è stata e resta un efficace dispositivo per la diffusione dello smart working e che il lavoro agile debba essere difeso e diffuso principalmente come strumento di innovazione organizzativa e non come strumento di welfare»: ha affermato nel suo intervento Arianna Visentini, Ceo e fondatrice della società di consulenza e innovazione organizzativa, che dal 2009 accompagna organizzazioni pubbliche e private nell’adozione dello smart working.

Secondo il rapporto presentato da Variazioni alla Camera, su un campione di oltre cinquantamila lavoratori e manager analizzati dall’ufficio studi della società, l’85% vorrebbe estenderlo oltre due giorni alla settimana e chiede più flessibilità. .La società mantovana ha quindi insistito sul fatto che «è opportuno promuovere la diffusione del lavoro agile come opportunità e non come obbligo» suggerendo «il ricorso a strumenti di incentivazione economica che contemplino sistemi di decontribuzione o detassazione del reddito associati ad accordi individuali che prevedano di poter lavorare all’esterno dei locali aziendali per un minimo del 30% del monte ore/anno e per un minimo del 60% dei collaboratori ammissibili a condizione che la misura sia sancita da un accordo di prossimità» e raccomandando «di incrementare le quote di detax o decontribuzione per le categorie fragili; l’introduzione di un credito d’imposta per gli investimenti effettuati in attrezzature tecnologiche, software e formazione specificamente funzionali all’introduzione e utilizzo del lavoro agile; cui si potrebbero aggiungere detrazioni dal reddito imponibile delle persone fisiche per gli acquisti in tecnologie e formazione effettuati direttamente dai lavoratori e dalle lavoratrici».

Secondo Variazioni infine in vista del termine del regime semplificato imposto dall’emergenza sanitaria, «circa il 50% delle aziende avrà adottato lo smart working strutturale entro la fine dell’anno se non ci saranno ulteriori appesantimenti burocratici e normativi» e «almeno il 15% di queste l’avranno esteso a tre giorni alla settimana». Ma «per trasformare lo smart working da mero strumento di gestione dell’emergenza a leva di innovazione organizzativa servono policy aziendali mirate»: di qui l’accordo siglato di recente tra Arianna Visentini e il giuslavorista padre della legge sul lavoro agile Maurizio Del Conte per la creazione di una task force dedicata «per sostenere l’adozione del lavoro agile strutturale e formulare policy aziendali che traducano in regole e buone pratiche condivise concetti come flessibilità e responsabilità».

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