I «paesi senza». Piccole storie di grandi ferite

vin.brun@gmail.com

L’editoriale del 7 novembre del direttore della Gazzetta di Mantova

MANTOVA. Cavriana perde il medico di base, il dottore si diceva una volta, e deve fare 15 chilometri per trovarne uno; Ostiglia perderà il liceo e poco importa avesse il nome di Cornelio Nepote, che non era Virgilio ma era di lì ed era anche amico di Cicerone e Catullo, che a quei tempi non doveva essere facile: ai nostri importa altro, non certo conservare e coltivare anche su un territorio diffuso i luoghi della formazione, della conoscenza. Guidizzolo esultava dopo una vita per la tangenziale, quella che ripara dal traffico e poi scopri che in paese non passa più nessuno: dopo 5 mesi deve già riasfaltarla, perché va di fretta, tira via, il tempo oggi.

Marcaria si trova una domenica sera un gruppo di turisti per caso o per sfiga, sbattuti giù da un treno che da Milano doveva arrivare a Mantova e invece si è fermato lì, perché... perché succede così e basta, è la provincia o almeno quello che un tempo era la provincia: la spina dorsale di un Paese frammentato, disarmonico, ma non lasciato a se stesso. Viene in mente il “Paese senza” di Arbasino. Ma quella era la profezia di un’Italia che si apprestava a godere gli anni ’80 senza accorgersi del marcio e del vacuo che portava in sé e con sé. Questi sono i “paesi senza”: senza un medico, senza una scuola, con un vigile urbano condiviso con i centri vicini, con ogni presidio di comunità messo a repentaglio, ora qui ora là, perché i conti non tornano più.

Perché la coesione sociale, il valore di una rete territoriale che non riduca identità e proposta di sé a una festa della birra o del pesce di fiume cucinato alla sperindio, non rientra nella consapevolezza e nelle strategia di nessuno. Le distanze e le differenze aumentano, anche se negli stessi paesi spesso c’è lavoro e impresa, piccola o grande che sia. Le crepe si allargano e non sono solo quelle lungo le strade che non si rattoppano più: prima o poi diventano voragini e inghiottiranno ben di più di un treno di gomme, di auto che vanno e comunque altrove.

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