Mantova, addio alle case dei profughi: via alla demolizione

I palazzi di via 8 Marzo saranno abbattuti in un mese: poi le nuove abitazioni. Costruiti negli anni ’50 erano vuoti e in degrado. Gli abitanti: «Finalmente»

MANTOVA. La demolizione è cominciato il 10 novembre attorno alle 10. Il lungo braccio dell’escavatore ha iniziato a colpire il tetto della palazzina tra via Scalarini e via Brennero e proseguirà il suo lavoro per alcuni giorni per poi passare all’altro condominio che si trova su via 8 marzo. Valletta Valsecchi dice così addio alle vecchie case dei profughi, le prime ad essere costruite nel quartiere a metà degli anni ’50.

L’opera di abbattimento degli stabili, ormai abbandonati da anni e in avanzato stato di degrado, si dovrebbe concludere tra un mesetto, grosso modo verso la fine dell’anno.

A quel punto partiranno i lavori per alla costruzione delle nuove case, quattro palazzine per un totale di 36 appartamenti. La durata complessiva del cantiere è di 18 mesi. I nuovi appartamenti, dunque, saranno completati attorno alla metà del 2023.

La rappresentazione grafica delle palazzine che verranno costruite

Già ai primi colpi, qualche abitante della zona si è avvicinato all’area del cantiere per seguire quella che per molti versi è una piccola pagina di storia. In quelle case ci sono state molte famiglie, con alle spalle una storia drammatica che li ha spinti ad abbandonare la propria terra (Istria e Dalmazia) nel dopoguerra. In quell’ampio cortile tra le palazzine, hanno giocato generazioni di bambini che ormai da tempo sono andati a vivere altrove.

Ma quelle case costruite dallo Stato e per decenni gestite dal demanio prima di essere cedute, già fatiscenti, ad Aler, erano ormai divenute dei contenitori vuoti, cadenti e dimora occasionale di senza tetto o sbandati. Per questo motivo, già in mattinata, sulle pagine di Facebook degli abitanti di Valletta, sono comparse le prime foto delle operazioni condite con commenti del tipo “Finalmente abbattono i magoni”.

Ora si guarda avanti, perché al posto di quei magoni carichi di memorie, verranno costruite quattro palazzine da tre piani (un quarto sarà interrato per ospitare le autorimesse per gli abitanti) con le medesime volumetrie di quelle abbattute.

Ogni palazzina avrà nove appartamenti bilocali e trilocali. «Saranno due stecche parallele separate da un cortile comune – spiega Stefano Morbio, titolare della azienda edile di Ceresara che sta costruendo il nuovo complesso residenziale – Gli appartamenti saranno verosimilmente in parte disponibili per l’affitto e altri per l’acquisto, ma questi sono particolari che verranno definiti più avanti nel tempo. Vorrei sottolineare che le palazzine saranno dotate di impianti fotovoltaici sui tetti per il massimo risparmio energetico. Verranno inoltre costruite con tecnologie e materiali che le porranno al livello più elevato di antisismicità».

Nel corso delle fasi di abbattimento, sarà inevitabile introdurre protocolli di sicurezza nei confronti di abitanti e automobilisti. Quando i lavori si sposteranno sulla seconda palazzina, ad esempio, un moviere regolerà la circolazione in via Brennero per creare un’area di sicurezza da eventuali cadute di frammenti di cemento (la seconda casa è più vicina alla strada di quella su cui stanno operando ora). Sarà anche necessario non parcheggiare e auto in via 8 marzo. Disagi che non dureranno a lungo. Tutte misure protettive che sono già programmate dall’impresa.

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