Mantova, depurare i fondali con i fiori di loto: via allo studio con i canoisti della Cano

Progetto dell’Università di Trento: sonar sui kayak per misurare le profondità del lago Superiore

MANTOVA. I canoisti della Canottieri Mincio diventano protagonisti di un progetto ambientale dell’Università di Trento che punta ad assorbire l’inquinamento dai fondali di lago di Mezzo e Vallazza utilizzando i fior di loto che decorano già il lago Superiore.

Un’iniziativa che vede lo sport al servizio di ricerca, sostenibilità e difesa dell’ambiente: si può declinare così la collaborazione della Canottieri Mincio e del Parco del Mincio con il Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento nell'ambito di un progetto biennale più ampio definito dall’Università ed Aipo per il supporto tecnico scientifico alla gestione e l'ottimizzazione dei manufatti idraulici lungo il corso del Mincio. In sostanza la storica società sportiva mantovana offrirà base logistica e canoisti volontari per effettuare la “batimetria” del lago Superiore, fino alle Grazie. La batimetria è una misura delle profondità dei fondali, eseguita con un sonar, e servirà a simulare la circolazione dell’acqua e i movimenti della corrente. A dare una mano ai ricercatori saranno i canoisti della Canottieri Mincio, che con i loro kayak girano il lago tutti i giorni in lungo e in largo.

«Stiamo procedendo all'acquisto di sonar che possono essere facilmente connessi a una canoa» spiega il professor Luca Adami, che dirige lo staff di cui fanno parte anche Matteo De Vincenzi e Nicola Accordini, a cui si aggiunge il professor Dino Zardi a dare un contributo sull’analisi dell’effetto dei venti. «Grazie alla collaborazione dei volontari della Canottieri Mincio – aggiunge – per velocizzare le operazioni di raccolta dei dati e dare al progetto la dimensione di Citizen science, ovvero di attività collegate a una ricerca scientifica a cui partecipano semplici cittadini. Il fine immediato della nostra ricerca è quello di individuare le zone in cui ci sono le condizioni migliori per la crescita dei fior di loto. L’obiettivo a lungo termine sarà quello di sfruttare l’eccesso di biomassa, presente nel lago e nel Sic, ovvero il sito di interesse comunitario Valli del Mincio, causato in particolare dal fine ciclo dei fior di loto, e tramite un processo innovativo, proposto dal professor Gianni Andreottola, sempre dell’ateneo trentino, utilizzarlo come materiale assorbente nei fondali con presenza di inquinamento».

L’obiettivo è prelevare i fior di loto in eccesso, lavorarli e reimmettere il materiale nel lago di Mezzo e nella Vallazza, poi stenderlo sul fondale, creando una barriera costituita da materiale bio che detossifica le aree inquinate, così da avere un’alternativa meno costosa alla rimozione del materiale inquinato dal fondo.

«Per la società Canottieri Mincio – commenta il presidente Gianni Mistrorigo – si tratta non solo di una nuova opportunità prestigiosa di partecipare a un progetto di studi sull’ambiente lacustre per rendere sempre più vicino il traguardo della balneabilità, ma anche rendere parte attiva dello studio i numerosi soci che mostrano di condividere la sensibilità del consiglio di amministrazione che presiedo, verso il tema ecologico ambientale. C’è anche un altro risvolto che desidero sottolineare, di carattere prettamente sportivo, legato alla conoscenza della profondità del lago nei pressi delle rive. Si potrebbero aprire infatti prospettive, che altre Canottieri stanno già sfruttando, a Milano nei navigli e a Roma nel Tevere, per mettere in scena spettacolari manifestazioni di tuffi dalle grandi altezze, capaci di richiamare sponsor internazionali».

«Coordinare gli studi e finalizzarli al miglioramento ambientale del bacino fluviale è l’obiettivo del Contratto di fiume che il Parco ha avviato e sta coordinando: questa nuova triplice collaborazione ne costituirà un elemento di arricchimento fondamentale perché introduce importanti momenti di partecipazione collettiva e traccia la direzione per possibili soluzioni a problemi annosi, come il depositarsi della biomassa vegetale dei fiori di loto sui fondali» spiega del Parco il presidente Maurizio Pellizzer. E inoltre, conclude Cinzia De Simone, direttore del Parco, «il modello idraulico in 3D del lago che lo studio permetterà di delineare sarà inoltre funzionale alle attività per il deflusso ecologico del fiume che l’ente sta svolgendo» .

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