Nocciole, dolce passione: coltivazioni in crescita nel Mantovano

Confagricoltura: «Negli ultimi tre anni sono triplicati gli ettari dedicati alla coltura». Il caso della Brazzuolo di San Giovanni del Dosso che punta sul biologico

MANTOVA. Per partire, la scelta è caduta su una fuoriclasse: la Tonda di Giffoni. Per intenderci, quella che sta dentro ai Ferrero Rocher. Varietà versatile che dà il meglio con i dolci. Nell’azienda Brazzuolo di San Giovanni del Dosso, però, la “Tonda” è coltivata con il metodo biologico: sei ettari piantati tra il 2018 e il 2020. Obiettivi: diversificare la produzione e cavalcare l’onda di un mercato ricettivo. La scorsa settimana la raccolta dei primi frutti.

Michele Guidetti, che da nove anni gestisce l’azienda per conto dei proprietari del podere, è uno dei tanti agricoltori lombardi che hanno cominciato a credere in questa coltura. Una nicchia, ma promettente.

«Negli ultimi tre anni sono triplicati gli ettari coperti a noccioleto - spiega l’ufficio tecnico di Confagricoltura - Nel 2018 erano circa 130, mentre oggi sono all’incirca 350. La crescita ha riguardato tutte le province lombarde, e anche Mantova non fa eccezione, dal momento che dai 10 ettari del 2018 si è passati a poco meno di 35». Sul perché del successo, ci sono pochi dubbi: «La coltura cresce trainata da una relativa semplicità gestionale degli impianti (è rustica e si adatta a terreni diversi, ndr) e da una continua richiesta da parte del mercato, che premia la nocciola 100% Made in Italy». La domanda vivace dipende in gran parte dalla volontà della Ferrero di ridurre la dipendenza dalle coltivazioni all’estero, soprattutto in Turchia (leader mondiale), per l’ingrediente principe della sua Nutella. L’azienda, proprio per questo, ha lanciato il progetto Nocciola Italia, con l’obiettivo di aumentare di circa il 30 per cento, entro il 2025, la superficie a noccioleti.

In alcune regioni, molti agricoltori hanno approfittato del piano della Ferrero, che si è impegnata ad acquistare il 75 per cento della produzione di ogni anno. In Lazio e Toscana, però, non sono mancate le polemiche: la coltura intensiva, anche a causa dei prodotti fito-sanitari, secondo gli ambientalisti starebbe innescando cambiamenti agli ecosistemi naturali. Le nocciole di San Giovanni del Dosso seguiranno una strada diversa: saranno consegnate a un’azienda di Viterbo che lavora soltanto nocciole bio. Le tosta oppure le riduce in granella, in farina, in pasta. E ricicla persino i gusci. L’idea delle nocciole è venuta a Guidetti subito dopo la conversione a biologico dei campi (coltivati a frumento, soia, colza, girasole ed erba medica), avvenuta nel 2015: “Con i miei capi, cinque fratelli trentini che hanno ereditato queste terre del papà - racconta - abbiamo valutato diverse opportunità per diversificare la nostra produzione. Sono persone di mentalità molto aperta: prima abbiamo puntato sul biologico e poi, dopo una valutazione di mercato, abbiamo deciso di piantare i noccioli”. Il boom della produzione è dall’ottavo al 25esimo anno, ma già dopo tre anni cominciano a dare frutti. Quello di quest’anno è il primo vero raccolto: circa 400 chili di nocciole che ora sono stese a seccare, dopo essere state separate dalle foglie e pulite dalla terra grazie a un setaccio artigianale. “Sono da solo, ma riesco a gestire tutto - spiega Guidetti - perché le nocciole cadono a terra quando sono mature e io le raccolgo con un aspiratore”.

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