Un aperitivo e una canzone per l’ultimo saluto a due amici di Quistello

Così l’addio a Ernesto e Milly diventa una piccola festa sull’onda dei ricordi

QUISTELLO. Gli amici dell’adolescenza, quelli con cui si sono vissuti momenti indimenticabili. Quando se ne vanno lasciano un vuoto incolmabile, anche se, inevitabilmente, negli anni ci si era persi di vista. Un saluto frettoloso quando ci si incontrava, poi via; ma con la consapevolezza in tutti che non ci si lasciava mai del tutto. Con Ernesto e Milly era così.

La vita, come si dice, ha fatto prendere a tutti strade diverse per poi incrociare due destini in un addio avvenuto a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra. Gli amici di un tempo si sono ritrovati per l’ultimo saluto ad Ernesto Boriani con la canzone Una carezza in un pugno di Celentano sparata a tutto volume da un bar vicino mentre l’accompagnavano al cimitero, a Milly Benatti con un aperitivo dopo la sepoltura.

Giusto così, perché il momento del distacco da loro sia anche una festa, nel pensiero che prima o poi ci si rivedrà. Ernesto era una persona brillante, la battuta sempre pronta. Era divertente starci insieme. Suonava il clarinetto nella banda di Quistello; aveva cominciato fin da giovane con altri coetanei o quasi. Io ero tra loro e avrei voluto tanto seguire le orme di mio padre, pure lui clarinettista nella banda, ma la scintilla non scattò. Ernesto, invece, amò subito la musica e andò avanti fino a diventare un pilastro della banda.

Milly era calma, determinata, simpatica, «intrigante, originale», insomma «unica» come l’ha ricordata il marito nei manifesti, con il testo della canzone di Paoli Una lunga storia d’amore, affissi in tutto il paese accanto a quelli funebri.

Un flash. Anni ’70: primo giorno di scuola, lei quinta ginnasio, io quarta, il primo anno. Da Quistello arrivavamo in corriera; fermata davanti al Martelli e la prospettiva di una scarpinata lungo corso Garibaldi per raggiungere il liceo classico Virgilio. Una sfacchinata. «Io faccio l’autostop e arrivo riposata» mi disse Milly, bella e bionda. Lo abbiamo fatto per un anno al semaforo che è ancora lì e si vede dall’ampia vetrata della Gazzetta. Ciao Ernesto, Ciao Milly. 

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