Il pronto soccorso di Mirandola è a rischio: guai per tutta la Bassa

Il presidio sanitario a un passo da Poggio è senza personale. Con la chiusura, l’utenza si riverserebbe a Pieve di Coriano

MIRANDOLA (MODENA). Il pronto soccorso di Mirandola è a rischio: ci sono pochi sanitari e una riorganizzazione potrebbe concentrare il personale sui reparti a scapito dell’unità d’emergenza. L’ospedale Santa Maria Bianca si trova a un passo dal Basso mantovano, Mirandola dista circa una decina di chilometri da Poggio Rusco e dal Destra Secchia. Un’area dove la sanità di territorio è da tempo al centro del dibattito, con sul tavolo la questione del potenziamento del presidio di Pieve di Coriano.

Il nodo principale, che non è una peculiarità di Mirandola, è la scarsità di personale sanitario, medici e infermieri. Un problema generalizzato: «Ci sono 4mila medici e 10mila infermieri in meno rispetto a quelli che sarebbero necessari. Ci sono concorsi che sono andati deserti in tutte le regioni e si registra un abbandono dei professionisti di medicina di emergenza-urgenza (Meu). Circa il 50% delle borse di studio in Meu non sono state assegnate in quest’anno accademico», si legge in un comunicato della Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza.

Una fotografia drammatica. E non è tutto: «Le condizioni di lavoro non consentono ai professionisti di avere tempi accettabili di riposo e recupero psico fisico».

Appare concreta la possibilità che il pronto soccorso della cittadina emiliana rischi lo smantellamento. Questo comporterebbe sostanzialmente una mancanza della gestione degli accessi all’ospedale. Per rivolgersi a un pronto soccorso i cittadini dovrebbero in teoria andare verso Modena, Carpi o Baggiovara. Ipoteticamente un paziente potrebbe poi venire dirottato sui reparti di Mirandola. Ma verosimilmente in molti sarebbero portati a rivolgersi alla struttura di Pieve di Coriano, geograficamente più vicina e più comoda da raggiungere, sebbene in altra provincia e regione.

«Quella della sanità territoriale è una questione aperta da tempo e che noi nel Destra Secchia conosciamo bene – dice il sindaco di Borgo Mantovano, Alberto Borsari – se questo rischio per Mirandola dovesse concretizzarsi sarebbe, naturalmente un segnale molto negativo. E comporterebbe la necessità, sicuramente di un potenziamento di Pieve. Già oggi il presidio mantovano riceve utenti dall’area di confine della provincia di Modena, anche per questa ragione da tempo ci battiamo per un potenziamento. Recentemente abbiamo ottenuto rassicurazioni dalla Regione Lombardia e vedremo degli investimenti importanti sui macchinari».

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