Parrocchie mantovane, persi 2,6 milioni di entrate

Quattro vicariati su sette hanno chiuso i conti in rosso.La Diocesi: serve una gestione accorta. Appello ai fedeli per destinare alla chiesa l’8 per mille Irpef

MANTOVA. Il Covid, nel 2020, ha colpito duro anche le parrocchie. Le offerte sono diminuite di ben 2 milioni 600mila euro, mentre è aumentata la necessità di aiutare le famiglie in difficoltà. Grazie agli sforzi degli amministratori e dei fedeli l’anno più nero per tutti da decenni a questa parte si è chiuso meno peggio del previsto. Il futuro, però, è incerto e va affrontato con determinazione, sapendo anche che bisognerà stringere la cinghia. È quanto emerge dal conto economico 2018-2020 della Diocesi di Mantova, delle 167 parrocchie, dei tre santuari e del seminario che per la prima volta è stato presentato in pubblico, con uno «sforzo di trasparenza e di comunicazione» che proseguirà anche negli anni a venire. I primi a conoscere i numeri degli ultimi tre anni e le prospettive sono stati i sacerdoti e gli amministratori delle parrocchie, a cui ieri è stato dedicato un apposito convegno.

«Nel 2020 – ha spiegato poi l’economo della Diocesi, Giovanni Rodelli, in conferenza stampa – sono stati persi più di 2 milioni 600mila euro di entrate rispetto al 2019, di cui circa un milione di offerte e un milione e mezzo dalle altre attività». L’effetto della pandemia, con le chiese chiuse per molto tempo e l’impossibilità di svolgere le varie attività parrocchiali come cene, incontri, spettacoli, gite e altro, è evidente. In conseguenza di ciò, anche le spese sono diminuite, ma non sono riuscite a far contenere le perdite.

Il risultato finale, ha sottolineato l’economo, è che «se prendiamo i dati aggregati delle 167 parrocchie, il bilancio si è chiuso con un utile, di 1.500 euro, quindi quasi in pareggio. Nel 2019, però, l’avanzo complessivo superava i 500mila euro. Se scomponiamo, invece, le parrocchie per vicariati, vediamo che su sette, tre di loro hanno chiuso in positivo la gestione ordinaria 2020, mentre quattro in rosso». Ciò significa che «la maggior parte delle parrocchie fa fatica a pagare le spese ordinarie, le bollette, mentre restano le spese per la manutenzione delle chiese che, ogni anno, in media assorbe 3 milioni e mezzo di euro». A chiudere in perdita i bilanci sia per la gestione ordinaria che straordinaria (fondi che arrivano da eredità, vendite di immobili, contributi che si traducono perlopiù in costi di manutenzione) sono i vicariati della Madonna della Comuna (da Ostiglia a Sermide) e quello di Sant’Anselmo (da Suzzara a San Benedetto Po): 18.636 euro e 30.782 il primo, 88.324 e 103.953 euro il secondo. Altri due, San Pio X (hinterland di Mantova e alcune parrocchie della città fino a Roncoferraro) e San Luigi Gonzaga (Alto mantovano) hanno chiuso in perdita la gestione ordinaria del 2020 (54.391 euro e 8.492), ma grazie a ricavi straordinari sono riusciti a far quadrare i conti e a chiudere con un attivo di 158.454 e 77.953 euro. È andata bene, invece, al Santi Apostoli (Mantova), ma due anni prima aveva sempre chiuso in rosso, Santa famiglia (da Curtatone a Marcaria) e San Carlo Borromeo (da Castel Goffredo ad Acquanegra).

Di fronte a questa situazione «abbiamo rivolto un appello alla comunità – ha spiegato Rodelli – per una gestione prudente e accorta», puntando sul contenimento delle spese e sulla razionalizzazione degli spazi a disposizione (valutare gli immobili che servono per decidere quali vendere oppure affittare). «Soprattutto – dice l’economo – abbiamo invitato la comunità a sostenere sempre di più la Chiesa con la donazione dell’8 per mille». Questo è il punto dolente del calo delle entrate: «Le adesioni sono costantemente in forte calo – lancia l’allarme la Chiesa – La pandemia ha spostato molte opzioni in favore dello Stato per le spese sanitarie. Abbiamo invitato le parrocchie a sollecitare soprattutto chi non aderisce perché, non presentando la denuncia dei redditi come pensionati o lavoratori dipendenti, non gli viene chiesto di firmare per l’8 per mille».

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