Casalmoro nella notte più magica: messe, mortaretti e cotechino

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La Sagra della pollastrella è una tradizione antica. Per l’occasione torna in paese anche chi si è trasferito altrove

CASALMORO. La notte più lunga e magica di Casalmoro inizia alle 4.30. Ma per essere presenti all’inizio del rituale della festa quasi tutti in paese si sono svegliati anche più di un’ora prima. È notte, ma non fa troppo freddo.

D’improvviso il silenzio è rotto da un dialogo di suoni. Da una parte il rintocco delle campane. Dall’altra i colpi di mortai. Il suono argentino e il boato che gli fa da contraltare. Un concerto a due voci.

È l’annuncio che tutto il paese di Casalmoro aspetta. L’antica sagra della Madonna del Dosso, detta anche sagra della pollastrella, raggiunge uno dei momenti clou.

Campane e mortaretti chiamano alla prima messa: è alle 5.30, nel santuario che la pietà e la devozione del paese costruirono sopra una collinetta dedicandolo alla Madonna e chiedendole di preservare il paese dalle inondazioni del Chiese. All’interno una effigie e una statua lignea rendono omaggio alla Vergine.

In sacrestia il parroco don Giovanni Tosoni e i chierichetti si preparano alla messa.

Alle 5.30 il santuario è gremito, e in tanti – anche per le restrizioni anti-Covid – devono restare fuori. La messa precede velocemente. Fino al momento della Consacrazione, con tre colpi di mortai, esplosi per due volte, a sottolineare la sacralità del momento.

Continueranno a sparare tutta la mattina, i mortaretti, a ritmare la giornata e la successione delle messe. Quella dei mortaristi, guidati da Giuseppe Fiammenghi, è un’antica tradizione che a Casalmoro si tramandano di padre in figlio. La polvere pirica viene pressata nei grossi tronchi conici in metallo con grosse e pesanti mazze, e poi accesa con una miccia collegata a una lunga canna. Uno spettacolo, che avviene nel prato accanto al santuario. Una quarantina in tutto i mortaristi.

Terminata la prima messa, è già il tempo della festa. Il giorno che inizia trova i casalmoresi, i più anziani come i più giovani, quelli che vivono in paese e gli extra-muros tornati per l’occasione, nello spazio allestito proprio davanti al santuario. Nella nuova area realizzata da poco dal Comune, ecco la pesca di beneficenza e l’agognata colazione. Caffé, brioches e quant’altro.

Ma il sapore della tradizione è quello provato dei mortaristi, che al centro sociale danno inizio ai festeggiamenti a suon di trippe, spalla cotta, cotechino e torta sbrisolona.

È solo l’inizio di una lunga giornata di festa, che proseguirà tra messe al santuario, pranzi, bancarelle e giostre del luna park. E l’immancabile successione di scampanii e boati: il suono della festa .

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