I ragazzi mantovani e il Covid: i social come ripiego contro l’isolamento

Gli effetti del lockdown sul mondo giovanile: dibattito del Centro Aiuto alla Vita con gli esperti. La counselor: «Ma ora c’è voglia di incontrarsi»

MANTOVA. Giovani alle prese con gli effetti della pandemia e dei ripetuti lockdown. Una tematica, diversi punti di vista e interpretazioni, che ha portato alla riflessione il Centro Aiuto alla Vita di Mantova con un dibattito pubblico intitolato “I giovani dopo il lockdown tra depressione, aggressività, violenza e voglia di cambiamento”, organizzato in occasione degli eventi per la Giornata Internazionale contro la violenza di genere.

«Sono stati diversi gli spunti che ci hanno portato a organizzare questo approfondimento – commenta Marzia Monelli, presidente del Cav – tra i quali l’incontro con i ragazzi del Rotaract Mantova, impegnati e coesi in attività di solidarietà nei confronti della cittadinanza».

Giovani dai diciotto ai trent’anni che hanno potuto riprendere il loro percorso di socialità e solidarietà interrotto bruscamente quasi due anni fa. Un periodo difficile trascorso in solitudine, con poche occasioni per frequentare amici, fare esperienze, frequentare la scuola. C’è chi si è chiuso in se stesso. E chi, invece, ha riversato rabbia e assunto atteggiamenti aggressivi.

«Cerchiamo di fare del nostro meglio perché in città i ragazzi trovino contesti per un sano sviluppo psico-fisico – sottolinea l’assessore alle politiche familiari Chiara Sortino – cerchiamo di proporre politiche a misura di bambini e ragazzi. Una tematica importante è preservare il benessere dei nostri giovani, messo a repentaglio da quanto stiamo vivendo».

Tutelare il benessere psico-fisico, senza dimenticare di volgere lo sguardo avanti. «Dobbiamo temere il futuro? Il nostro Paese si sta confrontando con una realtà che è cambiata – spiega suor Anna Monia Alfieri, docente di management scolastico all’università Cattolica del Sacro Cuore – una realtà tipica di uno stato uscito da una guerra mondiale. I giovani hanno bisogno degli adulti, è importante che non vengano lasciati soli nell’affrontare le difficoltà che si presentano». Affiancare i giovani, non sostituirsi a loro.

«Noi adulti dobbiamo abbandonare quelle tipiche logiche dell’assistenzialismo – prosegue la religiosa – ovvero spianare la strada ai giovani, non tanto per proteggerli ma per non affrontare l’importante sfida educativa alla quale si è chiamati. Dobbiamo, invece, capire che i ragazzi non avranno un futuro stabile e sarà ricco di imprevisti». Come supportarli?

«Gli adulti dovrebbero dare ai ragazzi gli strumenti per affrontare il futuro quali valori e conoscenza. I genitori e la scuola svolgono un ruolo fondamentale». Futuro e presente. I ragazzi hanno bisogno di ritrovare il senso delle relazioni. «L’essere umano ha bisogno di contatti con gli altri – conclude Manuela Baiocchetti, counselor e formatrice – nonché di prendersi cura delle relazioni. I social sono stati fondamentali nei periodo di isolamento, però adesso molti ragazzi sentono il bisogno di relazionarsi di nuovo con i coetanei in maniera tradizionale».

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