Fare scorrere meglio l’acqua: via al progetto “IrriGate”

Coinvolti il Consorzio di bonifica Garda Chiese e i ricercatori di idraulica agraria dell’Università di Milano. L’obiettivo è migliorare l’efficienza anche gestionale dei sistemi irrigui a gravità

MANTOVA. Usare l’acqua in modo più intelligente: è l’intento del progetto “IrriGate”, che coinvolge il Consorzio di bonifica Garda Chiese e i ricercatori del gruppo di idraulica agraria dell’Università di Milano, coordinati da Claudio Gandolfi, docente dell’ateneo.

IrriGate, finanziato dalla Regione con fondi del Psr , ha come obiettivo quello di mettere a sistema tutte le tecnologie disponibili per migliorare l’efficienza, sia dal punto di vista idraulico sia dal punto di vista gestionale, dei sistemi irrigui a gravità.

Tra questi il sistema a scorrimento, che nel Mantovano è diffuso nell’alta pianura ghiaiosa attorno a Volta Mantovana e nella zona dei prati stabili. Per farlo, i ricercatori hanno avviato studi pilota in aziende caratterizzate da un utilizzo consistente dell’acqua per colture estensive come il mais e il riso.

Fondamentale l’utilizzo della tecnologia: hanno posizionato centrali meteo in grado di fornire parametri locali, per esempio sul vento e sull’irraggiamento solare, e praticato fori nel terreno nei quali hanno inserito dei sensori per monitorare i tempi di scorrimento dell’acqua.

I dettagli dei risultati emersi dalle osservazioni condotte in alcuni appezzamenti sperimentali irrigati a scorrimento nel comune di Volta Mantovana (nel comprensorio del Garda Chiese) sono stati discussi insieme agli agricoltori interessati dalle sperimentazioni, agli amministratori e ai tecnici del Consorzio.

In una fase successiva, sono stati illustrati, durante una visita didattica, agli studenti del terzo anno di Agrotecnologie per l’ambiente e il territorio dell’Università degli studi di Milano.

Nella prima stagione agraria di sperimentazione (2021), sono state esaminate le modalità di gestione della distribuzione dell’acqua in alcuni appezzamenti coltivati a mais in pianura, irrigati a scorrimento e caratterizzati da differenti tipologie di suoli, sviluppi della coltura, condizioni meteo e frequenza della disponibilità della risorsa idrica. Lo scopo principale era confrontare l’utilizzo dell’acqua rispetto ai reali fabbisogni della coltura. I primi risultati sono stati incoraggianti: lo studio ha dimostrato che le modalità di erogazione dell’acqua sono adeguate alle necessità. Il prossimo step sarà capire se, allungando il turno d’erogazione, le coltivazioni potranno comunque svilupparsi bene.

«Siamo molto orgogliosi di questa collaborazione - ha detto il presidente del Consorzio, Gianluigi Zani - perché riconosciamo l’importanza della ricerca di sistemi innovativi di gestione dell’acqua in agricoltura. Il nostro obiettivo è garantirne una distribuzione più razionale, anche per cercare di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Ringrazio le aziende agricole nostre consorziate che hanno partecipato con entusiasmo al progetto, prestando la loro costante collaborazione ai ricercatori».

Che l’anno prossimo continueranno la loro indagine: «Il proseguimento della sperimentazione nella prossima stagione agraria consentirà di consolidare i risultati ottenuti - auspica Daniele Masseroni dell’università - la sfida sarà sintetizzarli e tradurli in linee guida operative per migliorare la gestione delle irrigazioni a gravità».

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