Mantova, la ballata dell’Onda rossa: parole e musica di una lotta

“Sempre lo stesso smalto” alla Corneliani. Il cantautore Goldoni chiude lo spettacolo per le operaie con una canzone su di loro. Un messaggio per sempre: «L’Io diventa Noi». E Buvoli fa il tifo per il Virgilio d’oro

MANTOVA. “In un attimo l’io diventa noi e divampa di nuovo la riscossa, una forza collettiva sentirai, apri gli occhi che arriva l’onda rossa”: la sorpresa è arrivata nel finale, la meraviglia di una lotta che diventa musica, di voci e storie di una battaglia durata un anno e mezzo che si fanno testo di una ballata «che ho scritto per voi, perché le vostre parole mi hanno cambiato la vita». Un brivido scuote la sala mensa Corneliani gremita di magliette fuxia “Sempre lo stesso smalto” indossate da operaie, operai, impiegati quando il cantautore Daniele Goldoni intona la sua nuova canzone intitolata proprio “L’onda rossa”. Le parole che gli hanno cambiato la vita sono quelle raccolte in venti ore di interviste a lavoratrici e lavoratori diventate spina dorsale del suo spettacolo dedicato ai protagonisti di “Noi siamo la Corneliani” e messo in scena il 25 novembre solo per loro.

Sono le parole di Tiziana che quando è arrivato il concordato «stavo per perdere tutto, la casa, i risparmi, il lavoro e il futuro», sono «la gioia collettiva» rivissuta da Gabriella nel raccontare di «una lotta magnifica, condivisa, tutti insieme» che «fa sparire la paura», di Gianluca che era «sicuro che ce l’avremmo fatta perché c’è stato un momento in cui non si è pensato più all’Io ma al Noi», di Ornella che «quando io e mio marito siamo arrivati dalla Puglia non avevamo niente e quando è successo questo caos mi è sembrato impossibile che tutti i sacrifici fatti andassero in fumo». Sono le parole di Barbara che ha il rimpianto «di non aver cominciato prima a fare la mia parte» e ora con orgoglio «uso sempre il Noi quando parlo della fabbrica», di Jari che è rimasto anche per tutti quelli che «un piano B non l’avrebbero avuto» perché «io voglio essere una persona che non lascia indietro nessuno», di Maurizia che «quando vedo in giro un capo Corneliani lo riconosco subito, è anche figlio mio» perché «quel che fai diventa quello che sei e quello che sei lo metti in quel che fai», di Migena che ricorda ancora la disperazione di «quando le colleghe svuotavano gli armadietti perché non c’era speranza». Sono le parole di Gabriella, dei suoi 40 anni al taglio, che oggi dice «siamo state in trincea insieme e adesso quando ci vediamo sembriamo dei reduci, ci riconosciamo a distanza, come se avessimo la stessa luce negli occhi», sono quelle di Gianluca che pensa «che questa lotta dovrebbe essere raccontata nelle scuole per il 25 aprile, perché anche questa è Resistenza», di Cristina per la quale il presidio «non era solo una lotta, era diventata una comunità» e quelle di Elena che ora «dobbiamo difendere la nostra sofferenza, la nostra lotta, la nostra bellezza: lo dobbiamo a chi è venuto prima di noi, a ciascuno di noi, lo devo a mia nonna che scioperava 70 anni fa davanti alla ceramica».

Eccole le voci dell’onda rossa diventate evento centrale della tre giorni “Sempre lo stesso smalto” dedicata dalla Cgil, dalla Filctem Cgil, dall’assessorato alla cultura di Pegognaga e dalla Gazzetta alla storia e alle conquiste del movimento tessile mantovano. Protagoniste attraverso la voce di Goldoni di una giornata che ha visto la cultura tornare in fabbrica per celebrare la lotta dei lavoratori Corneliani. Quell’anno e mezzo ai cancelli che per Mattia Palazzi «rimarrà per sempre uno dei momenti più difficili, intensi e arricchenti della mia esperienza di sindaco», che « ha ricordato a me e credo a tutta la città che c’è ancora profonda cultura della solidarietà nelle fabbriche», che è stata «fondamentale per le operaie ma anche fortemente simbolica per la cultura democratica della nostra città». Una lotta «così forte» che il vicesindaco con delega al Lavoro Giovanni Buvoli ammette di non aver «mai visto e vissuto in 25 anni di impegno nell’amministrazione» e anche per questo «spero che il prossimo Virgilio d’oro sia dedicato proprio a voi». Una battaglia «che avete avuto il coraggio di combattere anche quando sembrava persa» come ricordato dalla segretaria della Filctem nazionale Sonia Paoloni. Ora è il momento dell’orgoglio come dice Gabriella Zucchelli «per averci creduto fino alla fine» e della «soddisfazione di esserci riusciti a salvare l’azienda quando nessuno ci credeva». Lo stesso orgoglio di quello slogan «Anch’io sono la Corneliani» riprodotto su una foto ritratto donata a Maria Zuccati dalle operaie mentre dall’altra parte della città le colleghe Lubiam si presentavano in reparto tutte con indosso la maglietta “Sempre lo stesso smalto”. E in un attimo l’Io ancora una volta è diventato Noi.

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