La denuncia da Mantova: «Io, operaio esposto all’amianto. Mai convocato per una visita»

Aprile 2009: la protesta degli operai Belleli alla sede dell’Inail

Testimonianza di un pensionato tra rabbia e paura: «Otto anni che aspetto». Interrogazione di Fiasconaro a Fontana sulle falle del Registro regionale

MANTOVA. Cammina sul filo teso tra rabbia e paura, il pensionato Carlo. Rabbia per essere stato costretto a maneggiare amianto, e senza protezioni adeguate, nonostante la sua cancerogenicità fosse nota già dagli anni ’60. Paura di scoprirsi un giorno senza più fiato, con i polmoni aggrediti dal mesotelioma, come capitato a una dozzina di ex colleghi. Operai animati dall’orgoglio del lavoro e dal lavoro traditi, soffocati a distanza di anni. Perché la condanna dell’amianto è lenta: in gergo medico si chiama “latenza”, e indica il periodo che intercorre tra l’esposizione alla sostanza cancerogena e la comparsa del tumore. A questi lavoratori è negata pure l’illusione di pensarsi salvi.

Rabbia, paura e frustrazione, perché Carlo attende da nove anni di essere convocato per la prima visita, nonostante il suo nome figuri nel “Registro dei lavoratori esposti ed ex esposti all’amianto” istituito da Regione Lombardia. Strumento prezioso, il registro, per identificare persone a cui offrire assistenza, riconoscere casi di malattie professionali e realizzare studi epidemiologici.  Carlo se l’è pure dovuta sudare, l’iscrizione al registro, negata per due volte: la prima perché la sua azienda (la vecchia Belleli) non compariva in elenco, la seconda perché non era contemplata la sua mansione. E dire che si occupava di trattamenti termici, come la coibentazione dei forni. Ma tant’è.

La prima visita, nel 2013, il pensionato Belleli l’ha fatta per conto proprio, in coda ad altri accertamenti, e si è premurato di avvertire l’allora Asl: «Chiamate qualcun altro, io ho già fatto raggi, spirometria e tac». Dopo di che più nulla. A rallentare le cose, l’abbraccio tra Mantova e Cremona, sotto l’insegna di Ats Val Padana. Come riferisce il consigliere regionale Andrea Fiasconaro (M5S), che si è occupato della vicenda a più riprese: «Negli ultimi anni ho raccolto diverse segnalazioni di difficoltà e interruzioni nella programmazione delle visite, dovute sia a problemi logistici sia a mancanza di personale». Poi è arrivata anche la pandemia.  

«Nell’ultimo periodo sembra siano riprese le visite per chi è ancora in forza lavoro, mentre si segnalano ancora casi di pensionati che non vengono chiamati da anni – aggiunge Fiasconaro – non un dettaglio da poco, visto che la casistica di mesoteliomi accertati attesta una età media di 70/73 anni».

Morale, il consigliere pentastellato ha organizzato lamentele, dubbi e sollecitazioni in un’interrogazione: «Al presidente Fontana e agli assessori competenti chiedo se Regione Lombardia sia a conoscenza di queste difficoltà, e quali azioni intenda compiere a riguardo. Domando anche se sia stato istituito il tavolo tecnico, con Ats, Asst e Unità operativa ospedaliera di medicina del lavoro, mirato a ottimizzare l’attività del Centro operativo regionale per censire le esposizioni ad amianto pregresse e migliorare la sorveglianza epidemiologica sul loro andamento». Ora si attende una risposta. L’aspetta pure Carlo. —

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