Sì alla riforma della sanità ma le minoranze protestano: «Sarà inutile»

Con 48 voti a favore e 26 contrari è stata approvata la revisione dell’organizzazione in vigore dal 2015

MILANO. Con 48 voti a favore e 26 contrari il consiglio regionale lombardo approva la revisione della riforma Maroni che dal 2015 organizza l'offerta sanitaria sul territorio. Il voto finale arriva dopo oltre due settimane di confronto, in cui le opposizioni hanno sottolineato la loro contrarietà a un progetto di legge considerato «poco efficace».

«Potenziare il servizio sanitario regionale in particolare per la medicina territoriale, la prevenzione e l’Assistenza domiciliare integrata (Adi); precisare le competenze dei diversi soggetti interessati (Ats, Asst, assessorato e direzione generale), istituire distretti, case di comunità, ospedali di comunità e centrali operative territoriali. Consentire nuove assunzioni di personale medico e infermieristico con l’introduzione della nuova figura dell’infermiere di famiglia. Sono questi i principali obiettivi della legge» ha sottolineato nel suo intervento conclusivo il relatore e presidente della commissione sanità Emanuele Monti.

«Abbiamo elaborato una legge di respiro nazionale e internazionale, rispettando i principi ispiratori del Pnrr, prima Regione italiana a farlo» scrive su Facebook il vice presidente e assessore al welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti. «Il potenziamento dell'assistenza sociosanitaria e sociale territoriale – prosegue Moratti – avverrà attraverso la realizzazione di nuove strutture più vicine al cittadino: 100 distretti (oggi sono 27), attivazione di 203 case di comunità, 101 centrali operative territoriali, 60 ospedali di comunità e attivazione di ambulatori sociosanitari territoriali».

«Il voto di oggi in aula rappresenta un grande successo per tutti i cittadini lombardi, che avranno d’ora in avanti un servizio sanitario ancora più efficiente» sono le parole della consigliera mantovana della Lega, Alessandra Cappellari. Di tutt’altro avviso il Pd: «Il voto di ieri non poteva che vederci contrari, per l’impianto generale di una legge che non risolve nessuno dei problemi della sanità regionale, come le liste d’attesa, la carenza di medicina di territorio e lo sbilanciamento verso la sanità privata. Ma anche perché non si è fatto alcuno sforzo di apertura verso le tante e circostanziate proposte arrivate dalle minoranze, soprattutto per quanto riguarda le esigenze locali» spiega la consigliera regionale mantovana Antonella Forattini.

No anche dai Cinque Stelle: «Abbiamo votato contro la (non) riforma della legge sanitaria regionale, nessuna intenzione di tutelare la sanità pubblica mantovana: ignorate completamente le istanze del territorio portate all’attenzione dell’assessore Moratti». Così il consigliere regionale del M5S, Andrea Fiasconaro. «A farne le spese anche il territorio mantovano – tuona Fiasconaro – che così facendo viene nuovamente dimenticato dalla giunta regionale. Verranno ignorate richieste come: i sei distretti per il territorio mantovano; aumento dei posti letto specialistici; realizzazione di una Ats per Mantova. Oltre a queste, anche quelle che ho presentato personalmente: una Asst per l’Oglio Po; più sanità territoriale, con case della comunità diffuse e ospedali di comunità (ne avrebbero bisogno Porto Mantovano, Borgo Virgilio, Sermide e Felonica)».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Metropolis/10 - Nuovo Cinema Quirinale. Con Andrea Costa, Michele Emiliano (l'integrale)

La guida allo shopping del Gruppo Gedi