A Gonzaga Bovimac riparte con il tema-genetica

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All’inaugurazione anche l’assessore regionale Rolfi. Sala: «Essere qui è già un segnale di ripresa»

GONZAGA. Inaugurata ufficialmente Bovimac, Fiera nazionale della meccanizzazione agricola e della zootecnia alla Millenaria di Gonzaga, in programma fino a domani. Si torna in presenza con approfondimenti, una mostra bovina interregionale e 80 espositori. «È un segnale di ripresa importante - commenta Giovanni Sala, presidente della Millenaria - e siamo contenti che Bovimac sia al completo».

Soddisfazione anche da parte dell’assessore regionale all’agricoltura, Fabio Rolfi, intervenuto per l'inaugurazione. «La bellezza di tornare in presenza alle fiere va difesa con comportamenti responsabili. Bovimac è una manifestazione importante per la proposta che divulga in quanto si trattano temi che riguardano tutti noi con uno sguardo al futuro e si coinvolge la collettività. Siamo consapevoli che il settore del latte non sta vivendo un momento idilliaco in quanto vi è una situazione di prezzo che non è adeguato ai costi di produzione; è, invece, fondamentale per tutti i comparti l’equa distribuzione del valore».

Nel primo giorno della rassegna spazio al convegno intitolato “Genetica per l’Italia” nel quale sono emersi spunti di riflessione sia per gli operatori ma anche per il consumatore. Tra gli addetti ai lavori è stato sancito una sorta di “Patto della Millenaria” per la creazione di tavolo tecnico-strategico per lavorare insieme, stabilendo un obiettivo comune per migliorare la situazione attuale e promuovere la genetica per l’Italia, rendendo il nostro Paese ancora più competitivo.

Oltre agli obiettivi di sostenibilità economica, ambientale e all'importanza della raccolta dati, si è posta l’attenzione sulla preferenza da parte degli allevatori italiani di utilizzare maggiormente seme importato (70% tori stranieri) rispetto a quello locale (30%).

«Non c’è né una giustificazione tecnica né genetica che possa incidere - ricorda Martino Cassandro, direttore generale di Anafibj - perché i livelli tra gli animali sono paragonabili». Come mai, quindi, questa scelta? «Tra le ipotesi possiamo pensare all'incidenza della rete di vendita che può essere più o meno efficiente oppure all'esterofilia che l’allevatore italiano dimostra rispetto a un allevatore straniero, però siamo consapevoli che sono fattori che vanno ancora approfonditi». Necessario, quindi, valorizzare ancora di più l’efficienza italiana. «Il nostro Paese da sessant’anni si occupa di selezione e vanta sia strutture efficienti che tecnici appassionati; l’obiettivo comune - continua Cassandro - è una produzione sostenibile e funzionale alla realtà italiana; inoltre abbiamo una esperienza pluriennale diffusa che non è comune a tutti i Paesi e va valorizzata». 

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