Donne di lotta e di conquiste: la lezione delle operaie tessili mantovane

Il 3 dicembre con Susanna Camusso evento conclusivo della tregiorni di Cgil, Comune di Pegognaga e Gazzetta “Sempre lo stesso smalto”. Intervista a Ilaria Romeo dell’Archivio storico Cgil nazionale: guardare al futuro partendo dalla storia

MANTOVA. “Appese a un filo. Le lavoratrici tessili: una storia di lotte e conquiste che continua”. Iniziata a Pegognaga con la mostra sulla “Festa delle Caterinette nell’archivio storico provinciale di Udi”, proseguita con lo spettacolo per lavoratrici e lavoratori della Corneliani, la tre giorni promossa da Cgil, Filctem Cgil, assessorato alla cultura di Pegognaga e Gazzetta “Sempre lo stesso smalto” avrà il suo evento conclusivo stasera alle 21 all’auditorium Banca di Credito Padano di Castel Goffredo (riservato alle delegate tessili Cgil e in diretta all’indirizzo www.facebook.com/filctemmantova) con la responsabile nazionale politiche di genere e internazionali della Cgil Susanna Camusso. Insieme al segretario generale Cgil Lombardia Alessandro Pagano, a Donata Negrini, segretaria Cgil Mantova, al segretario generale Filctem Cgil Mantova Michele Orezzi, interviene Ilaria Romeo, responsabile dell’Archivio storico Cgil nazionale a cui si devono video e documenti inediti che verranno proiettati, che abbiamo intervistato.

Cosa conserva l’archivio storico della Cgil nazionale?

«Tutto quello che la Cgil nazionale ha prodotto o acquisito dalla sua ricostituzione con il Patto di Roma del 1944 a ieri. Attraverso i documenti conservati è possibile raccontare la storia della Cgil, fatta di gente comune ed esperienze straordinarie, vissute nei territori e nei luoghi di lavoro. Le carte ci permettono di raccontare la storia dei congressi, dei comitati direttivi, dei grandi scioperi e delle grandi manifestazioni, ma anche le storie delle tante donne capo famiglia che negli anni Cinquanta hanno sostituito - anche da un punto di vista economico - uomini partiti per il fronte e mai rientrati, uccisi o arrestati nel corso di manifestazioni per la difesa del posto di lavoro e dei propri diritti. Le storie delle mondine, delle tabacchine, delle gelsominaie; la conquista delle otto ore, della legge per la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, della parità di retribuzione, la riforma del diritto di famiglia, il divieto di licenziamento delle donne in caso di matrimonio, l’ammissione ai concorsi in magistratura, la legge 194».

Dai documenti che vedremo emerge quanto la storia del sindacato e del movimento tessile in particolare si intrecci con le battaglie per i diritti delle donne...

«La storia delle donne in Cgil interseca fortemente la storia del movimento sindacale in Italia come la storia generale del Paese. Anche se storicamente spesso il sindacato le ha nominate di rado, e ancor meno le ha chiamate negli organismi dirigenti, le donne ci sono sempre state e sono state larga parte dei movimenti cresciuti nel nostro Paese. Lo testimoniano le numerose inchieste sulla condizione operaia, nelle quali, mentre si parla in modo generico di “lavoratori”, emergono voci femminili: sono le operaie della Lebole, le cotoniere del gruppo Cantoni, le lavoratrici della Dalmas e della Apollon, che scendono in sciopero contro il cottimo, per l’abolizione della quarta categoria, per i diritti sindacali e civili. Oggi le donne in Cgil sono circa il 50% degli iscritti. Hanno la metà dei delegati nelle assemblee e nei comitati direttivi. Sono alla guida di numerose Camere del lavoro, strutture regionali, categorie nazionali, sono il 50% dei membri della segreteria confederale e più del 40% del comitato direttivo confederale. Certo, bisogna ammettere che all’inizio nei gruppi dirigenti del principale sindacato italiano c’erano solo maschi. Dalla nascita devono trascorrere circa ottant’anni prima che una donna, Donatella Turtura, sia chiamata da Luciano Lama nella segreteria confederale. Un salto di qualità che aveva però visto altre donne conquistare un primato nelle categorie, soprattutto in quelle dei e delle tessili: Teresa Noce, Lina Fibbi, Nella Marcellino, per citare le più conosciute».

Qual è il ruolo dell’Archivio storico nella formazione dei sindacalisti di oggi?

«Documentazione e memoria costituiscono il terreno a partire dal quale operano numerosi enti - fra cui gli archivi sindacali - che spesso non si limitano a essere dei semplici luoghi di conservazione, ma diventano veri e propri centri culturali ed agenti attivi di labour public history promuovendo ricerca storica, raccolta di testimonianze, esposizioni, attività formative, presentazioni di libri, produzione di short video o documentari, siti internet, giochi da tavolo, opere d’arte e prodotti multimediali. In queste attività la storia non si limita ad essere divulgata ma diventa partecipata con l’apporto di lavoratori e sindacalisti. Una ricostruzione del passato a partire dal presente per guardare al futuro, patrimonio e strumento di consapevolezza, crescita culturale, costruzione identitaria e cassetta degli attrezzi utile a chi opera nel quotidiano con l’ambizione non solo di fare buona divulgazione, ma di mettere al centro di queste attività la consapevolezza della funzione sociale e politica degli archivi sindacali, consapevoli di dare il proprio contributo per costruire un’idea di lavoro che informi, di rappresentare e dar voce alla storia dei lavoratori, delle classi sociali popolari e delle loro organizzazioni. L’Archivio storico Cgil da anni suggerisce temi e momenti salienti della storia del sindacato, proponendo l’accesso a documenti digitalizzati e risorse audiovisive via web. Una vetrina importante verso l’esterno, ma anche verso l’interno della struttura, essendo l’Archivio funzionale a progetti di formazione anche a distanza, anche internazionali. Un ruolo direi fondamentale. La storia è importante perché ci aiuta a comprendere il passato, monito per il presente. Ma è anche un mezzo per sentirsi meno soli. Il senso di appartenenza, gli ideali comuni, il racconto delle nostre storie, il ricordo di martiri ed eroi ci danno la sensazione di appartenere ad una grande famiglia, con la consapevolezza, diceva Di Vittorio, di servire una causa grande, una causa giusta».

Dal 2020 l’Archivio si racconta sulla piattaforma Cgil Collettiva con la rubrica "Buona memoria": oggi che ce n’è un gran bisogno, gli archivi di Stato sono intanto al collasso...

«Oggi più che mai c’è bisogno di memoria, di una buona memoria. “La memoria - diceva Nella Marcellino, storica segretaria dei e delle lavoratrici tessili - è forse la cosa più importante che noi abbiamo. Il fascismo, la guerra, la Repubblica di Salò devono essere ricordati non solo per noi. Devono essere ricordati per le generazioni future. Guai se dimenticassimo il passato e non lo raccontassimo perché troveremmo sempre qualcuno che vuol mistificare le cose reali per poter magari ricominciare quanto fatto prima”. Per non tornare a commettere gli stessi errori di ieri avremmo bisogno della memoria. Avremo bisogno degli archivi e della loro capacità di parlare del passato utilizzando gli strumenti e i linguaggi del presente. Archivi che per sopravvivere hanno bisogno di competenze, impegno, entusiasmo, passione, ma anche risorse».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Metropolis/10 - Nuovo Cinema Quirinale. Con Andrea Costa, Michele Emiliano (l'integrale)

La guida allo shopping del Gruppo Gedi