Tutti uniti per salvare la scuola di Casalromano: così il paese ha vinto la sfida

L’accordo con Canneto, un’offerta formativa di qualità e investimenti continui. L’assessore di Casalromano Bettegazzi: «Tranquilli per qualche anno, non diventeremo un comune solo per anziani. Esulto ad ogni nascita».

CASALROMANO. Istituto comprensivo, Comune e famiglie hanno un unico obiettivo: evitare la chiusura della scuola. Costi quel che costi. La motivazione è tanto semplice quanto brutale: se Casalromano, 1.500 abitanti, perde la materna e l’elementare, il paese è destinato a non avere un futuro. Anzi, peggio, a non poterlo nemmeno immaginare.

L’assessore Annalisa Bettegazzi è la regista dell’opera di resistenza collettiva necessaria a formare ogni anno la prima elementare, una piccola grande impresa. A volte si vince e a volte si perde. Nel settembre scorso, ad esempio, la sfida si è rivelata troppo ardua. Eppure per qualche anno l’amministrazione comunale dovrebbe essere al riparo da brutte sorprese: ci sono abbastanza bambini per tirare avanti. «Quest’anno era impensabile chiedere la prima elementare al Provveditorato – racconta Bettegazzi – I bambini erano sei, pochissimi, e ora frequentano ad Asola e a Canneto. Ma per il prossimo anno siamo tranquilli, abbiamo 12 o 13 bambini e qualcun altro arriverà da Canneto, che fa parte del nostro comprensivo e con cui abbiamo instaurato da tempo un buon rapporto».

Proprio la collaborazione tra i due Comuni è decisiva per il futuro della scuola a Casalromano. «Noi non abbiamo le medie – spiega l’assessore – e cerchiamo di indirizzare da loro gli studenti di quinta elementare. In cambio, loro ci danno una mano con la primaria. Siamo anche legati da una convenzione per il trasporto scolastico e le cose stanno funzionando molto bene: tra Casalromano e Canneto ci sono 10 minuti scarsi di macchina, non potremmo fare lo stesso ragionamento con Asola che nonostante sia lontana, spesso veniva scelta dalle famiglie di entrambi i Comuni. Ad oggi – continua Bettegazzi – non ci sono dubbi che potremo partire con la prima elementare sia l’anno prossimo sia il successivo: per noi si tratta di un grande risultato che ci consente di programmare con un minimo di agio in più e soprattutto conferma che la nostra offerta soddisfa le famiglie: siamo un piccolo comune ma riusciamo comunque a garantire una palestra interna, uno spazio verde per le attività all’aperto e ottimi insegnanti».

Oltre al risiko delle iscrizioni e alla qualità dell’offerta formativa, la battaglia per la sopravvivenza del plesso passa pure da altro. Uno scuolabus migliore, ad esempio. «Ne abbiamo acquistato uno di recente – dice il sindaco Roberto Bandera – È di seconda mano ma tenuto benissimo». Poi ci sono i passaggi burocratici in cui si mette nero su bianco l’impegno dell’amministrazione: pochi giorni fa, nel corso di un consiglio comunale a cui hanno partecipato (in videoconferenza) alcuni genitori, è stato approvato un piano di diritto allo studio da circa 100mila euro, una cifra significativa per un ente dal bilancio tanto risicato come sono tutti quelli dei Comuni cui vivono 1.500 anime.

«Da quando ho la delega alla scuola – scherza Bettegazzi – uno dei miei compiti è tenermi aggiornata sul numero delle nascite: esulto ogni volta che nasce un bambino. Seriamente, lotteremo con tutte le armi a disposizione per mantenere in vita la materna e la primaria: non vogliamo arrenderci a diventare un paese solo per anziani, con pochi servizi. I bambini devono avere la possibilità di terminare almeno il primo ciclo scolastico qui». Ad oggi la materna ospita 35 alunni, la primaria 55. 

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